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Bordighera, ospedale Saint Charles verso la privatizzazione: le riflessioni del dottor Francesco Longo

"Ci dobbiamo attendere una migliore adeguatezza nelle risposte operative delle strutture, riqualificando il ruolo degli operatori coinvolti"

Bordighera. Ospedale Saint Charles pubblico o privato? Fino ad ora a parlare sono stati soltanto i politici: dalla sinistra alla destra, ognuno ha espresso la sua opinione. Ora a prendere la parola è dottore, Francesco Longo, medico associato a “Medicina e Persona”.

“In campo sanitario il Servizio Pubblico è nato dall’iniziativa privata”, ha esordito Longo, partendo da un excursus storico, “Gli ospedali originariamente sono nati dalla mossa di soggetti privati, di uomini mossi da compassione e carità verso le necessità di chi soffre, di chi esprime un bisogno”. E ai nostri giorni? “Pensare, oggi, che solo il pubblico debba finanziare e gestire i nuovi bisogni di salute della popolazione è demenziale ed impossibile da sostenere a livello economico. Ovviamente il privato non va considerato esclusivamente una forma di ripiego, dove il pubblico è debole, altrimenti sarà difficile renderlo veramente un utile strumento a servizio di un miglioramento complessivo del nostro sistema“.

L’ospedale Saint Charles di Bordighera è stato oggetto, dal 2011, di uno smantellamento sistematico che lo ha portato ad essere una struttura “secondaria”, dove non è previsto un pronto soccorso ma un “punto di primo intervento” che, per sua natura, dovrebbe trattare solo codici verdi, ovvero pazienti non particolarmente gravi. Questo perché il bacino di utenze non raggiunge le 80mila previste per avere un ospedale come quello di Sanremo o Imperia, dotato di reparti specifici ai quali è connessa l’esistenza del pronto soccorso.

Il Saint Charles, però, è un ospedale “particolare” perché di proprietà del comune di Bordighera che ora ha deciso di dire “basta” a tagli e prese in giro – come chiaramente dichiarato dal sindaco Giacomo Pallanca – ed è pronto a privatizzare la struttura come vorrebbe anche la giunta Toti. Come potrebbe avvenire questa commistione tra pubblico e privato? Potrebbe essere una sinergia vincente? “Nella nostra condizione attuale, il pubblico è uno spazio amorfo, privo di un riferimento ideale. Al contrario, i valori che sostengono un “pubblico” ed un “privato”, correttamente intesi, devono essere integrati in un modello virtuoso, che concilia i principi e i doveri di giustizia dell’essere al servizio di tutti, con i vantaggi gestionali secondari”, risponde il dottore, “L’idea è quella di una medicina al servizio della persona, soprattutto in questo tempo in cui la medicina non ha più un’idea unitaria su cosa sia l’uomo. La sinergia tra privato e funzione pubblica è invece capace di produrre ottimi risultati e di generare un benessere funzionale diffuso”.

“L’ospedale oggi si è evoluto rispetto alle sue origini, ovviamente: pubblico e privato devono convivere e collaborare. Il pubblico deve garantire le regole ed il controllo, mentre la gestione dovrebbe essere di pubblico e privato allo stesso modo”, ha aggiunto Longo, “Bisogna coniugare solidarietà sociale e buona prassi organizzativa, per l’efficacia dei risultati e della sostenibilità economica”.

Come dovrà essere il “nuovo” ospedale? “Ci dobbiamo attendere una migliore adeguatezza nelle risposte operative delle strutture, riqualificando il ruolo degli operatori coinvolti. Le sfide con cui il sistema sanitario deve confrontarsi sono la sostenibilità economica e il trattamento dell’emergere di nuovi problemi di salute (ad esempio il costo elevato di farmaci per i malati oncologici o la crescita di malattie psichiatriche in età giovanile)”, risponde il medico, che conclude, “Bisogna smetterla con i pregiudizi ideologici sul rapporto tra pubblico e privato, che spesso impediscono ogni tipo di dialogo. E’ fondamentale, pertanto, pensare a questo nuovo modello organizzativo per la nostra zona, in grado di risolvere i problemi emersi nell’ultimo periodo, problemi non più rimandabili nella loro risoluzione, favorendo la presenza di strutture corrispondenti ai bisogni del nostro territorio”.

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