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Renata Renzoni: “Sono bipolare, ma l’arte mi ha salvato la vita”

“La terapia che ci servirebbe? Abbracci”.

Sanremo. La sua gioia è irrefrenabile da quando, in queste ore, ha saputo che forse il suo libro “Diario di abbordo” potrebbe essere pubblicato dando così risposta al suo desiderio di dedicarlo “alle persone messe da parte” e perché quelle sue pagine possano finalmente gridare al mondo “Noi non siamo cittadini di serie B”. La diagnosi della sanremese cinquantottenne Renata Renzoni è ‘bipolarismo’ (disturbo caratterizzato da oscillazioni e squilibri dell’umore) e all’arte oggi va il suo grazie per averle letteralmente salvato la vita. “Dipingo con tecniche miste, sono appassionata di arte digitale e di laboratori vari ma, soprattutto vivo per scrivere (oltreché per il mio gatto Artù)”. – spiega la signora a Riviera24.

Il suo libro è composto da 11 racconti, alcuni autobiografici, ed  è diviso in due parti: la prima completamente in rima si intitola “Rime forza 9”, la seconda è invece in prosa. Tra le storie ne spicca una, “La solitudine di Matteo” proprio per la potenza emotiva che ne scaturisce poiché dedicata ai pazienti incontrati all’SPDC, i ricoveri nei reparti psichiatrici, in particolare Matteo, un ragazzo affetto da grave malattia psichiatrica che parlava solo con se stesso ma che in Renata aveva trovato empatia. Vari, infatti, i ricoveri psichiatrici che la signora Renzoni ha finora affrontato, sia a Bordighera che ad Imperia. Anche “Diario di abbordo” non è un titolo casuale: “abbordare la gente, perché salga sulla mia nave e venga dalla mia parte per cercare di capire che essere bipolari non è un handicap bensì un valore aggiunto”. Renata sa cosa le serve per essere serena “e non sono i farmaci. Quello che ci vorrebbe per noi sono più boschi, più affetto….più abbracci”.

Noi siamo considerati cittadini di serie B.E a dimostrazione è il fatto che da quando lo hanno saputo, i miei amici sono scappati tutti chiamandomi “la pazza”. Completamente sola, oggi la signora Renata vive cercando di spiegare a tutti che le persone come lei hanno una sensibilità particolare, molto più acuta, e dei talenti che vengono tuttavia completamente ignorati.  “Ho avuto momenti in cui la disperazione mi ha messo in serio pericolo di vita. Per fortuna, grazie alla mia arte pittorica che svolgo da trentacinque anni, e con i vari laboratori artistici, oggi all’Angsa Imperia – Associazione Nazionale Famiglie di Soggetti Autistici Imperia, sono di supporto alla psicologa e all’istitutrice. In Angsa ho trovato la mia famiglia”.

Renata scrive da quando aveva sei anni, scrivere ha sempre riempito tutte le sue giornate, anche perché chiusa in casa per anni con sua mamma malata di cui prendersi cura, non poteva far altro che scrivere, fissando sulle pagine del suo pc tutte le sensazioni del suo animo. Un talento che ha brillato in moltissimi eventi culturali, tra cui il Premio Letterario Ponente Ligure a Santo Sefano al Mare, ma anche con ‘Rosso per la vita’ il musical che ha completamente scritto a sua firma per Avis Corridonia  per il 45° della fondazione. E per Avis suo anche l’inno che si intitola ‘Rosso’ “perché per me sono eroi senza medaglia”.

Ma anche i colori di una tavolozza sono per lei fonte di emozioni e di messaggi tanto da trovare grandi soddisfazioni con i quadri “Il gioco dell’Arte” presentato al Casinò di Sanremo e  “Pensa libero” dipinto per il Cim – Centro Igiene Mentale. Importante, inoltre, l’esperienza del corso di arte terapia frequentato ad Imperia con Artedo, che si occupa di varie tecniche artistiche per comunicare con gli autistici.

L’intenzione di pubblicare prima o poi il suo libro è ad oggi l’obiettivo per cui sta lottando e che l’ha già mossa a contattare mezzo mondo, compresi Maria De Filippi e Fabio Fazio, “poiché purtroppo vedo troppa indifferenza verso la disabilità psichica e psicologica. Eppure bipolari illustri ce ne sono stati:  Alda Merini, Michelangelo ed anche Picasso. Perciò non è detto che chi ne soffre sia un cretino”. A conferma della sua riflessione anche George Bernard Shaw “Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima”.

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