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Ventimiglia, negato il trasporto in ambulanza a due bambini: “Sono su una sedia a rotelle, ma non hanno bisogno di ossigeno”

Alla fine, viste le proteste del padre, i due bimbi sono stati riaccompagnati a casa. "Mi hanno detto che sarà l'ultima volta"

Ventimiglia. “Sono su una sedia a rotelle, ma non hanno bisogno di ossigeno e quindi non hanno diritto al trasporto in ambulanza”. Sono queste le parole che Francesco Abate, padre di due bambini affetti da tetraparesi spastica, si sarebbe sentito rivolgere da alcuni operatori della ASL.
I suoi due figli, due gemelli di cinque anni, sono stati ricoverati per diversi giorni all’ospedale di Neuroriabilitazione, Psicopatologia e Riabilitazione Funzionale del Polo IRCCS “E. Medea” di Bosisio Parini, in provincia di Lecco, e oggi dovevano affrontare il viaggio di ritorno.

“Ai miei figli, ai quali è riconosciuta un’invalidità del 100%, è sempre stato garantito il trasporto sull’ambulanza in modo totalmente gratuito”, ha dichiarato Francesco Abate, “Solo ieri, per la prima volta, mi è stato detto che non ne avrebbero più avuto il diritto. Ho risposto che non avevo una macchina, che non potevo portarli. Mi è stato detto di prendere un taxi”. Una spesa insostenibile, per la famiglia che deve già provvedere alle necessità di quattro figli, di cui due gravemente malati. E oltretutto scomoda, per due bambini che hanno necessità di essere costantemente tenuti sotto osservazione.

“Per questa volta”, ha spiegato Abate, “Mi è stato detto che mi avrebbero fatto un piacere e che li avrebbero riportati a casa in ambulanza. Però mi hanno anticipato che d’ora in poi i miei figli non avranno più diritto al trasporto e non solo fuori regione, anche per il Gaslini di Genova”.
Eppure, sul sito internet dell’ASL 1 imperiese, è scritto a chiare lettere che il “servizio di trasporto in ambulanza programmato (quindi non in urgenza, con chiamata al 118) può essere autorizzato per pazienti che non deambulano e che non sono trasportabili con altri mezzi. In base ad una nota regionale del 22/06/2012 per “non deambulabilità assoluta” deve rettamente intendersi “l’ impossibilità di movimento autonomo finalizzato alla deambulazione; la necessità di intervento di terzi per passaggi posturali; un uso continuo di carrozzine, stampelle o deambulatori. Il trasporto può essere dal domicilio alle strutture sanitarie della ASL, della Regione o fuori Regione e viceversa dalle strutture sanitarie al domicilio del paziente”.

Per il trasporto in ambulanza, per “assistiti con qualsiasi tipo di invalidità accertata di grado superiore al 67% in condizioni di temporanea non deambulabilità” (recita la direttiva vincolante per l’erogazione dei servizi di trasporto) basta una richiesta del medico curante. In questo caso del pediatra: “Lo ha fatto”, precisa il padre dei bambini, “Come per i ricoveri precedenti. Abbiamo l’impegnativa del medico con scritto che i miei figli necessitano del trasporto in ambulanza perché non deambulano”.

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