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Quanti sono e quanto costano i cani randagi ai 17 comuni del distretto ventimigliese? Numeri e cifre foto

Si tratta di cani acquistati e poi abbandonati. Per prevenire il randagismo, il comune di Ventimiglia ha istituito l'Ufficio Diritti Animali

Ventimiglia. Quasi 250mila euro: è questa la cifra che il comune della città di confine ha speso nel 2015 per cani e gatti randagi insieme con i comuni di Airole, Olivetta San Michele, Camporosso, Dolceacqua, Rocchetta Nervina, Isolabona, Apricale, Pigna, Castelvittorio, Vallecrosia, San Biagio della Cima, Soldano, Perinaldo, Bordighera, Seborga e Vallebona.

250mila euro per circa duecento cani: poco più di mille euro ad animale in un anno.
La spesa complessiva viene suddivisa fra i 17 comuni per il 40% in base alle presenze annue degli animali loro affidati e per il restante 60% in base al numero dei residenti di ciascuna località: ciò per sostenere, in un’ottica di sussidiarietà e completa collaborazione, i piccoli enti, che altrimenti sarebbero gravati da spese che non potrebbero sostenere.

Ventimiglia, in qualità di ente delegato, gestisce a livello organizzativo ed amministrativo il servizio di ricovero, mantenimento e cura per cani randagi accalappiati nei territori comunali del distretto socio sanitario ventimigliese e affidati al Pluto’s Residence di Sanremo e per i gatti liberi bisognosi di cure.

Nello specifico, Ventimiglia ha stanziato 117mila euro dal suo bilancio, altri 180mila euro, invece, sono stati spartiti tra gli altri 16 comuni. Tra questi, ad esempio, Bordighera ha speso per l’assistenza degli animali 45mila euro, mentre il comune di Dolceacqua ne ha stanziati altri 30mila per i 35 cani di sua “proprietà”. Gli animali trovati liberi a vagare in un dato territorio, infatti, vengono assegnati al comune di competenza.

La cifra destinata agli animali non è fissa, ma varia a seconda delle presenze giornaliere dei cani e del loro periodo di permanenza presso il Pluto’s. Nel 2015, ad esempio, sono stati 203 i cani randagi affidati alla struttura. Nel corso dell’anno, però, il loro numero è diminuito in quanto in 20 hanno trovato una famiglia tutta per loro, mentre 19 sono morti.

Per incentivare le adozione dei cani randagi, l’accordo tra i comuni e il Pluto’s Residence prevede precise prescrizioni che saranno ancora più restrittive quando entrerà in vigore il prossimo capitolato. Ma non è sempre semplice riuscire a dare in adozione cani che per anni vivono in una gabbia dopo esser stati abbandonati dai padroni. Molti animali, infatti, sono già adulti o anche anziani e spesso le famiglie che cercano al canile un cane da adottare si innamorano dei cuccioli, lasciando da parte i più grandicelli. Tra i motivi di questa scelta, c’è anche la convinzione di poter riuscire ad imprimere ai cuccioli un’educazione di un certo tipo, cosa che si crede molto più difficile quando i cani sono già adulti.

Altro problema riguarda la taglia e la razza dei cani che si trovano al Pluto’s: molti sono di grandi dimensioni e appartengono ad un buon numero di razze considerate aggressive, come pitbull e rothwailer. Cani acquistati e successivamente abbandonati perché i padroni non potevano più occuparsi di loro. Proprio nell’ottica di educare i cittadini alla scelta di possedere un animale, per indirizzarli anche sulle esigenze delle varie razze e per sensibilizzarli sull’importanza di scegliere un cane randagio, il comune di Ventimiglia ha istituito l’UDA (Ufficio Diritti Animali), affidandone, tramite convenzione, la gestione all’Associazione ARKUS. L’Ufficio è aperto tutti i martedì dalle 11,00 alle 14,00 presso la sede decentrata di Piazza XX settembre.

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