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Nuova indagine sull’ex ministro Scajola: “Sento puzza di faida politica”

E' ancora imputato nel processo in corso a Reggio Calabria

Imperia. “È solo uno sporco gioco politico”. Così Claudio Scajola risponde ad un’intervista pubblicata dal quotidiano romano “Il Tempo” a cura di Valeria Di Corrado circa un suo presunto coinvolgimento in un nuovo filone d’indagine della Dda di Reggio Calabria, in concorso con un agente dell’Aise Domenico Sperandeo e un poliziotto Francesco Ciotoli accusati di associazione di tipo mafioso. Un’inchiesta delicata quanto complessa curata dai pm Cafiero De Raho e Giuseppe Lombardo. Il reato ipotizzato è quello di “associazione di tipo mafioso e armata denominata ’ndrangheta da rapporto di interrelazione biunivoca al fine di estendere le potenzialità operative del sodalizio in campo nazionale e internazionale”.

L’ex ministro, di ritorno da un viaggio dall’estero e che giovedì scorso aveva partecipato alla messa di commiato del vescovo Mario Oliveri, cade dalle nuvole alla notizia di una nuova indagine che lo vedrebbe coinvolto. “Non ne so nulla. È impossibile che sia così – risponde alla cronista del Tempo – Io sono a processo con l’accusa di tentativo di procurata inosservanza di pena. Quando mi hanno arrestato la Procura aveva chiesto l’aggravante di concorso esterno mafioso, negata dal gip. Considerato che sono imputato in un processo connesso avevano l’obbligo di informarmi in dibattimento. Da queste perquisizioni a oggi abbiamo fatto 10 udienze”.

Scajola nega anche di conoscere Sperandeo e Ciotoli. “Non li ho mai visti né sentiti. Nomi che sarebbero emersi dalle intercettazioni. Tutto il resto sono teoremi”. Per Scajola “l’associazione segreta” di cui si parla “è una fandonia ed è strano che venga fuori proprio ora. Sento puzza di faida politica”, si legge ancora nell’intervista rilasciata a Il Tempo.

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