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Migranti, il sindaco Ioculano alla Festa dell’Unità “Il caso Ventimiglia è una contraddizione europea” foto

"Noi questa grande tematica europea la viviamo sulla nostra pelle"

Genova. C’era anche il sindaco di Ventimiglia Enrico Ioculano alla Festa dell’Unità di Genova dove nel dibattito moderato dalla giornalista di Repubblica Donatella Alfonso, si è parlato di immigrazione e accoglienza.

“Il caso Ventimiglia è una contraddizione europea di per se, io sono nato nel 1985 e non mi ricordo neanche dell’esistenza della frontiera, anzi si è sempre avuto con la Francia un rapporto molto easy. Quello che noi – prosegue Ioculano – abbiamo vissuto in questi due anni è una contraddizione, ossia che in qualche modo l’Europa ci chiude in un confine e non eravamo più abituati a questo. E il parallelo può essere che quello che sta vivendo l’Italia e Ventimiglia è molto simile.

Ventimiglia sta all’Italia come l’Italia sta all’Europa.” E spiega il sindaco di Ventimiglia: “Quando l’Italia è sola in Europa le ripercussioni le viviamo noi, quindi la grande contraddizione poi in soldoni si concretizza nell’occupazione di un greto del fiume, di una pineta ai Balzi Rossi, all’occupazione di una strada per protesta o in un’ordinanza: ma noi questa grande tematica europea la viviamo sulla nostra pelle.

Il paragone con Lampedusa – continua il sindaco – per certi termini ci sta, io avuto la fortuna di andarci, la migrazione ci porta in giro per l’Italia o l’Italia viene da noi. Siamo un modello per Como, Milano perché tante cose sono state fatte però credo che una delle difficoltà più grandi nell’affrontare il tema dell’immigrazione è questa fattispecie di immigrazione dove spesso si fa molta confusione.

A Ventimiglia – evidenzia Ioculano –  è una fattispecie che è diversa da Genova, Torino ed altri, noi viviamo in questo momento un fenomeno che ha una dinamicità incredibile e ve lo dico in numeri: dai 200 ai 350/400 di oggi e ogni azione che viene fatta e intrapresa ha il suo riscontro e la sua funzionalità in un determinato periodo.

Non c’è la capacità di rispondere in modo tempestivo agli impulsi che arrivano, non si controlla più il fenomeno e poi nascono le crisi di cui si parlava. Il fenomeno è talmente difficile che la percezione stessa e i tempi di reazione sono molto diversi. I 30 giorni che per un ministero – sottolinea Ioculano – possono essere poca cosa, immaginate voi cosa possono essere 30 giorni per le persone che vivono in una situazione di degrado e incuria.

E’ chiaro che non siamo lasciati soli ma tante volte ci sentiamo abbandonati perchè gli strumenti per gestire queste emergenze li stiamo approntando adesso.”

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