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Via (caruggio) Silvio Pellico a Cervo, tesori storici ma anche religiosi

Ricerche compiute dallo studioso locale Luigi Diego Elena consentono di scoprire

Cervo. Questa via apparentemente esterna racchiude in sè diversi punti di riferimento ed ispirazione che ne determinarono l’attribuzione al noto patriota italiano.

La prima, su cui ruotano poi gli altri riferimenti, riguarda il suo libro “Le mie prigioni”.
Nel romanzo Pellico descrive essenzialmente l’esperienza carceraria, sua e dell’amico Piero Maroncelli, prima nelle carceri di Milano e Venezia, ed infine nel penitenziario di Brno in Austria (la fortezza dello Spielberg) in seguito alla conversione della condanna a Morte, inizialmente ricevuta, in uno stato di carcere duro.

“La seconda (conseguente) il fatto che è sotto l’aspetto dello stradario vicina al caruggio della Galera (carceri del Borgo medievale) noto come via Salineri. La terza il carattere molto religioso del libro e il riferimento al fatto che tale caruggio conduce praticamente da porta Santa Caterina alla chiesa dei Corallini. La quarta in ordine allo schieramento Guelfo di Cervo – sottolinea lo studioso locale Luigi Diego Elena – L’autore difatti scrisse il libro, una volta uscito dal carcere, su suggerimento di un prete e con il consenso della madre. La quinta il suo proseguo nel caruggio della Pace”.

via silvio pellico

L’intento di Silvio Pellico è quello di “contribuire a confortare qualche infelice coll’esponimento de’ miei mali che patii e delle consolazioni ch’esperimentai essere conseguibili nelle somme sventure” che comunque donano pace intima e morale. Pertanto molti sono i riferimenti di fede e di penitenza che portano poi alla redenzione. L’autore vuole cioè portare da esempio le consolazioni, le soddisfazioni personali derivanti dalla fede cristiana, che gli consentirono di superare i momenti più difficili vissuti in carcere.

“Ecco perché fu scelto e dato quel nome importante a quel carruggio dai Cervesi, i quali mai scelsero nulla a caso, ma in coerenza con storia, fede, appartenenza ai propri valori culturali passati e contemporanei”, conclude Luigi Diego Elena.

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