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Tra re e sudditi Appi riscrive la storia del porto di Imperia, “il più bello del Mediterraneo”

"Intervengo nella vicenda porto provando a dare un modesto ma doveroso contributo per quei cittadini imperiesi che vogliono farsi un’idea della verità"

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Imperia. Appi scrive quanto segue:

Appi prende atto, con stupore, delle parole del Sindaco Capacci, riportate dagli organi di stampa in questi giorni e rileva uno scollamento tra la realtà e le convinzioni espresse dal Sindaco.

 

Per il Sindaco i “colpevoli dei guai del porto sono, al solito, quei “ricconi” di Appi, che non pagano (si è scordato che abbiamo già pagato molte decine di milioni di euro, grazie ai quali oggi esiste un “mezzo porto turistico “).
Il Sindaco non ricorda le cento volte in cui Appi si è offerta di pagare oneri di gestione equi, se solo il Comune avesse dato uno straccio di garanzia sul futuro del diritto all’utilizzo del posti barca acquistato e sull’effettivo completamento del porto. I soci Appi sono stupiti della mancanza di un riscontro e sono tuttora in attesa.
E’ per questo che, mio malgrado intervengo nella vicenda porto provando a dare un modesto ma doveroso contributo per quei cittadini imperiesi che vogliono farsi un’idea della verità. Ed così che ho pensato di proporvi una storia, una storia di quelle da leggere sotto l’ombrellone al riparo dalla calura estiva.

 

La vera storia del porto più bello del Mediterraneo, il porto di  Imperia:
C’era una volta un città del Mediterraneo sorta su di un promontorio roccioso affacciato sul mare, piena di bei palmizi e uliveti e con un clima mite tutto l’anno.In questa città ognuno aveva un sogno: chi coltivava ulivi sulle dolci colline che diradavano verso il mare e produceva olio e voleva che il suo olio fosse il migliore del Mediterraneo, chi produceva la pasta e faceva arrivare il grano migliore perché voleva che la sua pasta fosse la migliore del Mediterraneo, chi si adoprava per offrire ai visitatori, attratti dal clima e dalla bellezza del mare e del paesaggio, l’ospitalità migliore. Anche il Re di questa città aveva un sogno. La città si specchiava in una baia naturale con acque tranquille che bene si prestavano alla realizzazione di un porto. Per realizzare questo sogno il Re chiamò a corte i migliori architetti e costruttori del Regno ma aveva anche bisogno di denaro. Il Re allora cosa penso. Il porto una volta realizzato deve essere abitato altrimenti come fa ad essere il porto più bello del Mediterraneo? Allora, d’accordo con la sua corte, con gli architetti e i costruttori penso di vendere il diritto all’utilizzo per 50 anni di porzioni dello specchio acqueo ai sudditi, tanto bastava per pagare i lavori del porto e guadagnarci anche il 33%. I sudditi arrivarono da ogni parte del Regno, perché erano innamorati di quella baia, e quindi erano contenti di poter acquistare questo diritto. Il velista già pensava alla bellezza di poter veleggiare davanti alla baia, il pescatore a pescare i più bei tonni del Mediterraneo, e tutti felici vedendo l’entusiasmo del Re e della sua corte e l’avanzare veloce dei lavori, sottoscrissero e pagarono questo diritto perché il loro denaro potesse servire a terminare velocemente il porto del sogno. Si impegnarono anche a pagare con i loro denari tutti i servizi che il Re, gestendo il porto, gli avrebbe fornito (pulizia, illuminazione, ecc..). Ma come in tutte le storie accadde qualcosa di inaspettato. Una terribile calamità si abbatté sulla baia, i lavori non poterono essere più terminati, il Re e la sua corte furono dati per dispersi ed il sogno fu infranto. A quei tempi doveva passare un periodo molto lungo prima che un Re ed una corte fossero dichiarati effettivamente spariti e comunque nel frattempo un altro Re ed un’altra corte si sostituirono al Re ed alla corte dispersa. Allora i sudditi incontrarono prontamente il Re sostituto e la nuova corte per sapere che fine avrebbe fatto il sogno, il sogno del porto più bello del Mediterraneo! Ma il Re sostituto e la nuova corte dissero ai sudditi che avevano perso il loro diritto di utilizzo dello specchio acqueo, che il porto era della corte e che dovevano comunque pagare con i loro denari la gestione dei servizi (pulizia, illuminazione, ecc…). I sudditi prima non capirono e dopo si arrabbiarono. I sudditi non capivano quale fosse il sogno del Re sostituto e della sua nuova corte. Il lavori erano fermi, il porto era sempre più degradato, vuoto abbandonato nessuno credeva più nel sogno. I sudditi soprattutto non capivano perché il Re sostituto e la sua corte non volessero impegnarsi a riconoscere il diritto di utilizzo dello specchio acqueo che avevano già pagato al Re disperso. Il Re sostituto e la sua corte non avevano i denari e non sapevano dove trovarli per finire il porto del sogno! Ma il denaro dei sudditi che avevano comprato il diritto allo specchio d’acqua era servito a costruire gran parte del porto! Forse il Re e la sua corte volevano vendere in diritto dello specchio d’acqua ad altri sudditi per avere altro denaro? E se tornava il Re disperso cosa ne sarebbe stato del Re sostituto e della sua corte? Intanto la città che i sudditi avevano tanto amato degradava. Gli uliveti ed i produttori d’olio facevano sempre più fatica a vendere l’olio migliore del Mediterraneo, chi aveva prodotto la pasta più buona del Mediterraneo andava via, i visitatori scarseggiavano perché chiudevano locande ed ostelli e la città era sporca. I sudditi non capivano più quale fosse il sogno in cui credere. Questa storia non ha ancora una fine. Il finale bisogna scriverlo insieme, ognuno per la sua parte, Re, corte e cittadini, si cittadini e non più sudditi perché è dalla fine della Rivoluzione Francese del XVIII sec. che i sudditi sono diventati cittadini.

 

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