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Sudanesi rimpatriati da Ventimiglia, fallita la protesta dei no borders: ecco come si giustificano

Convalidato l'arresto ai tre attivisti che hanno scalato la torre radar dell'aeroporto di Malpensa

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Busto Arsizio. Si è concluso con la conferma dell’arresto il processo per direttissima a carico dei tre attivisti no borders che ieri si erano arrampicati sulla torretta dell’aeroporto di Milano-Malpensa con l’intento di non far decollare il volo per il Sudan su cui avrebbero dovuto viaggiare 40 clandestini trovati a Ventimiglia. Una protesta del tutto inutile, quella dei tre no borders, visto che l’aereo, al momento stesso in cui gli attivisti scalavano la torretta per appendere uno striscione, stava partendo in tutta tranquillità da un altro aeroporto: quello di Torino Caselle.

I tre imputati sono stati rilasciati, ma verranno processati per interruzione di pubblico servizio il 13 settembre.
Uno di loro, raggiunto da Radio Onda Rossa, ha così ricostruito la vicenda: “Ieri c’erano diverse fonti che ci davano questa informazione che sarebbe partito questo volo dell’Egyptian Air all’una meno un quarto da Malpensa. Evidentemente il fatto che lo sapessimo è stato scoperto dalla polizia che lo ha spostato a Caselle: sicuramente il volo era programmato per Malpensa”.

Insomma, secondo gli attivisti, un volo programmato da giorni e pianificato nei dettagli sarebbe stato spostato all’ultimo istante dal capoluogo lombardo a quello piemontese per evitare che la protesta messa in atto da tre persone potesse causare disturbo a uno schieramento di forze dell’ordine composto da decine di uomini tra polizia e carabinieri. Il dubbio che forse le informazioni avute (da non si sa quali fonti) non fossero quelle esatte non sembra sfiorare i “solidali”.

“Noi abbiamo deciso”, continua il no border, “Oltre a fare un presidio di protesta davanti all’aeroporto di Malpensa, ad arrampicarci su una torre radar di servizio per voli civili, cosa che non ha rallentato minimamente il traffico aereo ma almeno siamo riusciti a dare un po’ di risonanza a questa notizia in modo che non passasse sotto silenzio”. Alla fine, dunque, la protesta non è stata del tutto vana: secondo gli attivisti i media si sarebbero accorti del rimpatrio dei sudanesi grazie al gesto compiuto dai tre.
Ora liberi, i no borders hanno trascorso una notte “nelle orrende celle della questura di Varese” prima di essere processati.

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