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Strage di pesci in Val Nervia. Giuliano Peitavino “Subito una legge che dichiari dannosi i cormorani”

L'allarme dalla voce e memoria del ripopolamento ittico di 40 anni fa: ‘Seguiamo l’esempio della Francia prima che sia troppo tardi’

Isolabona.  “Nel giro degli ultimi quindici anni, in tutti i ruscelli della Valle Nervia il mondo ittico è azzerato!  Lo squilibrio dell’ecosistema  ha reso la zona un deserto. Ci vuole una legge che renda possibile il blocco e l’eventuale abbattimento dei cormorani. Subito, prima che sia troppo tardi”. Fieramente della classe 1937, Giuliano Peitavino a Isolabona c’è nato. Ed è da qui, oggi, che urla il suo grido di allarme. Lui, che già di persona, quarant’anni fa, si era preso la briga di ripopolare con novellame di trota fario le limpide acque dolci di tutti gli alvei e di tutti i ruscelli della Val Nervia, adesso si sente inerme nel constatare che ciò che rimane è qualche anguilla e, nelle zone alte, qualche trota. “E  stavolta il dito non è da puntare sull’inquinamento umano ma, bensì, sulle umane decisioni: un vero sterminio di pesci da parte di questa specie di uccelli acquatici dichiarata ‘protetta’ ma che in breve tempo si è spinta troppo in alto, fino a dove, di rado, prima arrivava al massimo qualche esemplare di Airone Cinerino”.

Da giovane, dopo il diploma di Capitano di Macchina al Nautico di Imperia, Giuliano Peitavino prese la via del mare fino all’età del matrimonio, quando si convinse a tornare da Los Angeles nella sua terra dove così per vent’anni insegnò tecnica alle scuole medie per poi scegliere di diventare agricoltore a tempo pieno qual è oggi. “Negli anni  ‘50, durante la lunga stagione delle olive che iniziava ad aprile, sul nostro frantoio a ruota idraulica si era formato del muschio. E dentro di esso brulicava un enorme quantità di novellame di anguilla. E mi ricordo pure – spiega il signor Giuliano con una minuzia di particolari che lo staresti ad ascoltare per ore – che, verso la fine  degli anni 60’, per il 22 luglio festa patronale, ad Isolabona oltre all’uso organizzare i festini  con balli serali all’aperto si ideò anche la Sagra dell’anguilla,  un modo conviviale per ritrovarsi alle tavole paesane imbandite della ricchezza di pesce fresco e gustoso che il torrente Nervia (che scorre tra il fiume Roja e l’Argentina) offriva anche grazie ai numerosissimi ciprinidi (soprattutto cavedani e barbi immessi nelle acque negli anni ’40), alle trote fario (nelle zone alte a monte), ai vaironi e alle anguille, le cui gare di pesca estive divennero numerose ed apprezzate. E non mancavano nemmeno i gamberi d’acqua dolce, soprattutto nel Rio Merdanzo e nel Rio Bonda”.

Nel ‘lagassu’, lo specchio acqueo  alla foce del Nervia, si accumulavano molti pesci spinti dalle piene. Ma una ventina d’anni fa istituirono un’oasi ecologica di protezione per gli animali acquatici. “Anatre, gallinelle e germani problemi non ne portano. Guaio fu che arrivarono i trampolieri e poi ancora i famelici cormorani che, come si sa, nell’arco di ventiquattro ore riescono ad ingoiare fino al doppio dl proprio peso. In alcune sere se ne contavano anche una trentina. Quella fu la fine a cui oggi stiamo assistendo”.

Ultimo Presidente dell’Associazione Società Pesca Val Nervia, Giuliano Peitavino brilla per sapienza ed esperienza. E la conoscenza dei tempi che furono ha saputo fonderla con la tecnologia tanto da permettersi, dopo aver navigato nel mari di tutto il mondo, di navigare nel web e nei social con una dimestichezza invidiabile. La sua memoria storica relativa all’ittica della Val Nervia è spettacolare, e vive nelle sue parole e negli incartamenti che lui stesso ha realizzato negli anni quale preziosa documentazione di un patrimonio faunistico da non disperdere.

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