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Storie e leggende sul Vicoletto di Cervo un po’ come il ponte dei sospiri di Venezia

Di notte gli anziani raccontano che vaghino ancora nel Vicoletto gli spiriti dei condannati come spettri

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Cervo. Il Vicoletto porta alla via Pretoria e al suo palazzo dove aveva sede sia il pretore della repubblica di Genova, sia, sotto di lui, la prigione. Si racconta che la sua dimensione, stretta e bassa, obbligasse i condannati in pectore a passare uno per uno e in posizione di remissione, preceduti e seguiti da guardie ben armate e determinate, loro scorta e vessazione.

“In effetti per chi lo attraversa oggi, sono rimaste, pur in regime di libero cittadino, le stesse condizioni sacrificali – spiega lo storico locale Luigi Diego Elena – Una sorta di forche caudine di ieri e oggi.
Il passaggio più stretto ha le seguenti dimensioni: metri 1,50 di altezza e metri 0,60 di larghezza. Fate i conti voi con le vostre dimensioni. È un vero tunnel, dove la luce è scarsa e il fiato ha bisogno di una lunga apnea. Una vera prova da sommozzatore, da sub provetto che rifiuta ogni aiuto di bombole di ossigeno o quant’altro a sussidio”.

E’ possibile paragonarlo al “ponte dei sospiri di Venezia”, anche se non è barocco. Per questo c’è la chiesa dei Corallini che dal punto di vista architettonico ne è più che degna testimone. “Di notte gli anziani raccontano che vaghino ancora nel Vicoletto gli spiriti dei condannati come spettri, demoni e fantasmi. La loro voce è il vento degli spifferi in quella gola, mentre gli sguardi stanno nello scarso luccichio che la poca luce delle stelle e della luna gli dona – dice ancora Elena – Superstizioni che vivono nelle fiammelle vaganti, e si associano a personaggi dell’inferno del sommo poeta Dante. Non a caso l’attuale piazza Alassio, sita nei pressi, un tempo aveva questo illustre nome. Cervo nella storia, per un incendio provocato da una sommossa al “Banco della Ragione” nella casa Pretoria, contro la gabella esagerata e iniqua, si guadagnò per i suoi cittadini l’appellativo di “bruxia prucessi” (brucia processi). Correva il ‘500, e quel fuoco ardente nel temperamento rimase sempre in qualche bel falò di tradizione, usi e costumi”.

Ritornando al mini vicolo, possiamo solo ringraziarlo, dal punto di vista della sua memoria storica, che su quelle poche righe contenute nel suo mini spazio ci ha tramandato a nostra e futura memoria. Un piccolo angolo di Cervo che ci parla e quindi, pur se piccolo, non è ignoto.

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