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Sacerdote ospite della Diocesi di Albenga e Imperia indagato di omicidio

Se lo ricorda bene monsignor Borghetti: "Era stato cappellano di una clinica privata fino allo scorso anno"

Albenga/Imperia. Fino all’autunno scorso era ospite ad Albenga don Paolo Piccoli, indagato di omicidio volontario aggravato per la morte di monsignor Giuseppe Ruocco, 92 anni, il cui cadavere è stato rivenuto nel suo alloggio alla Casa del Clero di Trieste il 25 aprile di due anni fa. Don Piccoli si era trasferito nel comprensorio albenganese e svolgeva servizio come cappellano nella clinica San Michele di Albenga. Il vescovo coadiutore Guglielmo Borghetti spiega: “Monsignor Piccoli non è più qui da diversi mesi, è rientrato a casa dai suoi genitori”. Ma aggiunge anche che “il servizio svolto ad Albenga era apprezzato”.

Lo ricordano ancora meglio a Verona, la sua città d’origine. Girava vestito da sacerdote quando ancora non lo era. Chi l’ha conosciuto racconta la disperazione di suo padre quando scoprì i debiti enormi del figlio per comprare preziosi paramenti liturgici. Nell’Aquilano, dove è stato prete per 11 anni (a Pizzoli), don Paolo Piccoli è finito sotto accusa per un furto di oggetti sacri. E i parrocchiani ricordano le sue campagne contro i comunisti “che vogliono cacciarmi via”, le liti pubbliche con i chierichetti, la battaglia legale per far suonare le sue campane più forte delle altre… Un tipo strano, appunto.

“Io non c’entro nulla, non ho fatto niente”, avrebbe ripetuto lui dopo aver saputo di essere stato inquisito per la morte di monsignor Ruocco. La sua versione, quindi, sarebbe quella della prima ora: l’assistente personale del monsignore Eleonora Dibitonto che scopre il cadavere e lui che arriva per dare la benedizione. Nient’altro. E invece il pubblico ministero Nicola Tripani è convinto che don Piccoli — ospite anche lui della Casa del Clero triestina dopo l’esperienza aquilana — quella mattina sia entrato nella stanza del monsignore di buon’ora, quando lui erano ancora vivo e che i due abbiano litigato. Monsignor Rocco aveva presentato una denuncia ai suoi superiori sostenendo che qualcuno gli aveva rubato dalla stanza alcuni oggetti sacri. Poco dopo la direzione del Seminario aveva inviato a don Piccoli una lettera di richiamo e adesso quella lettera è diventato un possibile movente. Il 13 dicembre si terrà l’udienza preliminare. Quel giorno si deciderà se rinviarlo o meno a giudizio davanti alla Corte d’Assise.

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