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Parole da Oscar, Nicola Piovani: “L’Ariston un sito mitologico, Sanremo stupefacente”

Il celeberrimo musicista, pianista, compositore e direttore d’orchestra si esibirà domani sera al Teatro Ariston in concerto con “La musica è pericolosa”

Sanremo. Genio e anima sublime. Con la sua musica, poetica e precisa, “vaga come un sogno ed esatta come l’algebra”, regala l’invisibile; vibrazioni che colpiscono diritte al cuore. E’ il maestro Nicola Piovani, celeberrimo  musicista, pianista, compositore e direttore d’orchestra; domani sera al Teatro Ariston con l’attesissimo concerto “La musica è pericolosa”. Un viaggio in sette note attraverso ricordi personali, tra cui le più potenti suggestioni che costellano la sua poliedrica carriera artistica, che, nell’occasione, ripercorre insieme a noi.

Mi sono avvicinato alla musica fin dalla prima infanzia” – racconta – “Fisarmoniche, mandolini, trombe, chitarre sono sempre state autentiche passioni di famiglia. Ricordo un insegnante di fisarmonica che veniva a domicilio. Mi insegnava parafrasi dalla Traviata, qualche trascrizione di Pasodoble e una marcetta molto enfatica, indimenticabile, intitolata, se ricordo bene, Pietro ritorna. Lo guardavo suonare con una ammirazione dionisiaca“. E da quell’ammirazione, una passione diventata nel corso degli anni eccelsa professione.

Diplomatosi in pianoforte al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, e condotto alla composizione dall’immenso musicista greco Manos Hafjjdakis, Piovani è infatti oggi uno di quei nomi per i quali all’estero ci si può vantare di essere italiani, il musicista più prestigioso e acclamato. Ha scritto note per i maggiori registi nazionali (Bellocchio, Monicelli, i Taviani, Moretti, Loy, Tornatore, Benigni, Fellini); ha ricevuto tre David di Donatello, il premio Oscar per le musiche del film “La vita è bella”, quattro premi Colonna Sonora, tre Nastri d’argento, due Ciak d’oro, il Globo d’Oro della stampa estera. In Francia, due volte la nomination al César, il premio del pubblico e la menzione speciale della giuria al Festival Musique et Cinéma di Auxerre, nonché la nomina a Chevalier dans l’ordre des Art set des Lettres dal ministro francese della Cultura.

Ma non solo. Orgoglio tutto matuziano, il suo alto riconoscimento si intreccia anche al Festival di Sanremo dove, durante la cinquattottesima edizione, quella del 2008 presentata dalla coppia Baudo-Chiambretti,  riceve dietro il plauso scrosciante del pubblico il premio Città di Sanremo. “Ricordo un pubblico molto generoso, emozionante” –  confida – “ma ricordo anche che, per disguidi organizzativi, mi ritrovai a suonare a tardissima ora, dopo mezzanotte e avevo molta fame. In ogni caso l’orchestra fu di una professionalità stupefacente e nonostante avessimo fatto una sola prova diversamente da quanto sono abituato, suonarono tutti benissimo”.

Dopo è stata la volta della kermesse numero sessantatre (2013), in veste di presidente della giuria di qualità. Un Festival esilarante, sia sul palco con la conduzione di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, sia fra gli esperti come lo stesso Piovani rivela: “C’era un’atmosfera molto ridanciana, ricordo il divertimento con l’amico Bartezzaghi. E ricordo anche Paolo Giordano che, essendo un fisico, pretendeva di introdurre procedimenti algoritmici nelle sgangherate votazioni della nostra eterogenea giuria”.

A esprimere il suo valoroso giudizio Piovani era già stato a chiamato nel 1997, entrando a far parte di una commissione illustre composta da Gino Paolo, Gabriele Salvatores, Billi Conti e presieduta dal grande Luciano Pavarotti. Era il quarantottesimo Festival di Sanremo, l’ultima e indimenticabile kermesse di Mike Buongiorno.

Dell’Ariston il premio Oscar solcò anche il palco, accompagnando nel 2002 Roberto Benigni in “Quanto t’ho amato” (testo di Vincenzo Cerami – musica di Nicola Piovani). Una straordinaria profusione d’amore che incantò e commosse il mondo. Di fatto però, sarà domani la prima volta che si esibirà a Sanremo, una città che giudica “stupefacente”, in cui conta di ritornare, magari suonando ancora dentro quel “teatro fastoso, quel sito mitologico vissuto come un luogo di culto dagli italiani, giovani e no”, quale Piovani considera l’Ariston stesso e di cui si domanda incuriosito “come sarà con dentro la mia musica?”.

Quella musica da salvare, difendere, inneggiare specie, ed è lui a parlare con riferimento al caso dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo, “a fronte di realtà sinfoniche e liriche minate nella sopravvivenza a causa dei tagli ai fondi pubblici, dagli sprechi e dalle inefficienze burocratiche, dalla suicida iper-sindacalizzazione”.

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