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Mansio Romana, in corso una campagna di indagine finalizzata alla valorizzazione del sito foto

Un progetto condiviso tra Comune, Soprintendenza, Università e Etruria Nova. Giovedì 25 Open Day aperto a tutti, previa iscrizione allo IAT

San Bartolomeo al Mare. E’ in corso a San Bartolomeo al Mare una campagna di indagine sul sito archeologico pluristratificato del Santuario della Rovere (Mansio Romana forse da identificare con la località antica di “Lucus Bormani”), che è recentemente tornato di forte interesse, anche grazie all’evento “Invasioni Digitali” del 30 aprile scorso.

L’indagine, che durerà sino al 26 agosto, è realizzata in collaborazione tra Comune di San Bartolomeo al Mare, Soprintendenza della Liguria, Università di Genova e Associazione Etruria Nova Onlus. Un intervento di ripulitura degli scavi realizzati in varie fasi dal 1977 al 1996, necessaria e non più procrastinabile, che consente di avviare una revisione generale dello studio delle diverse strutture murarie conservate ancora fuori terra, per contribuire ad un migliore inquadramento del complesso, dal punto di vista topografico, crono-tipologico ed architettonico.

“La volontà dell’Amministrazione – spiega il Sindaco Valerio Urso - è quella di impegnarsi in un progetto che durerà 3 anni, per portare alla luce tutto il sito ed avere poi una progettazione definitiva e condivisa da sottoporre al Ministero dei Beni Culturali, affinché il sito sia valorizzato e reso fruibile al pubblico, anche come punto di interesse turistico”.

“Il sito di Lucus Bormani e tutto il Golfo dianese – spiega Luigi Gambaro, funzionario archeologo responsabile della tutela per la provincia di Imperia della Soprintendenza della Liguria - era frequentato già nell’età del bronzo, nel secondo millennio prima di Cristo. Poi abbiamo sicuramente una fase dell’età del ferro, molti secoli dopo, con un insediamento documentato, una fase ligure, caratterizzata da materiali provenienti da Massilia (Marsiglia).

Il completamento della romanizzazione avviene duemila anni fa con Augusto e la via Julia Augusta, che potrebbe passare proprio qui vicino. Vengono costruiti l’edificio che oggi vediamo, un pozzo, una serie di murature, un grande piazzale e forse un edificio con delle scalinate, che dobbiamo ancora scavare, che potrebbe anche essere un tempio. Oggi vediamo un edificio di 6 vani, parzialmente coperto dalla costruzione scolastica moderna.

Questo edificio è stato abbandonato, per ragioni che ignoriamo, nel terzo secolo dopo Cristo. Nell’area del Santuario, poche decine di metri più in là, ci sono invece tracce di un’antichissima Chiesa, forse Paleocristiana o tardo medievale, di una serie di tombe e di materiali tardo antichi. Evidentemente la vita si è spostata”.

“Si tratta di un progetto importante – spiega Silvia Pallecchi, titolare della cattedra di Metodologie della ricerca archeologica dell’Università di Genova – anche per sviluppare sul territorio un filone di didattica dell’archeologia. Abbiamo intenzione di operare una rilettura attenta degli scavi pregressi, per cercare di riraccontare e ritessere la storia di questo sito, anche alla luce dei nuovi strumenti e delle nuove tecnologie. Sono ottimista e ritengo che si potrà rileggere una storia molto più attenta ed articolata di quanto fatto fino ad ora.

Organizzeremo dei laboratori di post scavo in cui, insieme ai nostri studenti, cercheremo di acquisire la documentazione prodotta nell’ambito di campagne di scavo diverse, da persone e in periodi differenti, e cercheremo di uniformarla e rimontarla tutta insieme per provare a farla parlare di nuovo. Spero che da tutto ciò possano nascere idee e progetti per valorizzare questo sito che ha delle potenzialità molto importanti e che merita di essere messo in luce e condiviso”.

“L’attività – spiega Elena Santoro che insieme a Lara Marelli rappresenta l’Associazione di archeologi Etruria Novasi è concentrata nella prima fase in una pulizia generale dell’intera area per cercare di mettere in evidenza tutte le strutture che erano state scavate nel passato, per redigere poi una planimetria completa della struttura e fare una singola pianta per ogni fase. Partiremo quindi dalle fasi più antiche per arrivare alle più recenti.

L’obiettivo è di mettere a disposizione queste informazioni non solo agli studiosi, ma a più livelli di comunicazione. Faremo una documentazione di dettaglio con strumenti elettronici che ci permettano di ricostruire, tassello dopo tassello, le varie fasi che hanno interessato il territorio. Non solo la fase romana della Mansio ma anche le fasi precedenti”.

Giovedì 25 agosto, con il coordinamento dell’Ufficio IAT, il sito verrà gratuitamente aperto ai turisti e ai cittadini, ai ragazzi delle scuole, per un “Mansio Romana Open Day”. Diversi incontri nel corso della giornata, per i quali occorre iscriversi presso lo IAT (Piazza XXV Aprile, 1 – Tel. +39 0183 41 70 65turismo@sanbart.it).

Il Comunicato della Soprintendenza: Comunicato Soprintendenza.

Il Volantino informativo completo: Volantino.

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