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In memoria di Walter Gerussi, il ragazzo dal cuore grande

Aveva soli 30anni, li aveva compiuti questa primavera con il cuore che batteva all’impazzata alla sorpresa di un amico. Quello stesso cuore che sabato sera ha smesso di pulsare

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Sanremo. Questo pomeriggio ho dato per la prima volta l’addio a un amico. Io insieme a tutte quelle centinaia di ragazzi e ragazze che nella più spregevole delle occasioni ci siamo ritrovati nella piccola chiesa di Valle Armea. Un luogo celato, dove il sole brucia freddo e dove noi, i compagni di una vita, abbiamo incontrato per l’ultima volta il nostro Walter.

Walter era lì, disteso, schermito da quattro ruvide assi. Attorno a lui il silenzio; il silenzio di mole fatto di lacrime, incredulità, amarezze, ire e che sopraggiunge soltanto quando un’anima giovanissima è portata via.

Walter aveva soli trent’anni, li aveva compiuti questa primavera in un tiepido giorno di marzo, con il cuore che batteva all’impazzata alla sorpresa di un amico. Quello stesso cuore che sabato sera, dopo mesi e mesi di agonia, ha smesso di pulsare. Un arresto cardiaco sopraggiunto dopo una lunga malattia fisica e interiore, divenuto fatale.

Nessuno mai avrebbe immaginato che quel muscolo tanto piccolo quanto immenso, che donava a dismisura, che soccorreva senza reticenze chiunque avesse bisogno di un po’ di comprensione, di appoggio o di un semplice sorriso, prima o poi avrebbe cessato di battere. Ma Walter era così, era sorprendente, inaspettato, con quel suo temperamento guascone, temerario, privo di censure. Per lui la sola regola era regalare gioia agli altri: ai vicini, ai lontani, agli appena conosciuti e ai dispersi. Una sorta di diktat morale con cui ci ha conquistato tutti.

Era bello Walter, una bellezza sottile, generosa, votata alla simpatia, alle canzoni, al suo Askar inseparabile. Mai scorderò i suoi dolcemente bruschi modi di fare, le sue ciucche ramanzine, i suoi ragionamenti strampalati. Quante risate seduti al tavolino di un bar, sulla sabbia di un mare d’inverno, o per le notti senza fine e senza meta bighellonando in strada o accomodati in qualche casa con la musica a manetta. Croci e delizie dell’età pazza dell’adolescenza e poi ancora di quella più folle e ardua della quasi maturità, da cui, a un tratto, Walter è stato sottratto.

Era da oltre un anno che Walter non usciva dalla sua casa. Un qualcosa dal nome offuscato lo aveva costretto a sé, estraniandolo all’aria. Giorni lenti e incessanti dentro i quali Walter si andava consumando. Alcuni si sono prodigati di aiutarlo, gli hanno allungato e stretto la mano nel medesimo modo in cui lui in passato aveva fatto con loro. Sono state organizzate gite fuori porta, pizzate del sabato sera, partite e chiacchierate. Poi è stata la volta delle chiamate agli esperti, delle prenotazioni di cliniche e visite. Purtroppo però Walter non poteva più aspettare, voleva volare alto, su per quel cielo che più non riusciva ad ammirare.

Ciao amico mio!

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