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Dolceacqua, i Doria sono tornati con “Princess is back” foto

All'interno della Pinacoteca abbiamo incontrato la Principessa Gesine Pogson Doria Pamphilj, ultima discendente, e il marito Don Alessandro Floridi

Dolceacqua. Non ci sono riuscite le sorelle Fendi, negli anni Novanta, a cancellare gli antichi dissapori tra la famiglia Doria e i Grimaldi. L’impresa, ora, è tutta nelle mani del sindaco Fulvio Gazzola che vorrebbe siglare la pace ufficiale nell’autunno del prossimo anno. Ci riuscirà?

In attesa del grande “evento”, che dovrebbe mettere fine alla controversia secolare tra le due casate, i Doria sono tornati a Dolceacqua con “Princess is back”: fino al 7 agosto sarà possibile visitare a bordo di ninebot (mezzi elettronici) otto luoghi intrisi di storia, oltre che vedere dal vivo, nella Pinacoteca Morscio a palazzo Luigina Garoscio, le repliche ad altissima definizione di capolavori appartenenti alla famiglia Doria Pamphilj Floridi.

E’ proprio all’interno della Pinacoteca, che abbiamo incontrato la Principessa Gesine Pogson Doria Pamphilj, ultima discendente, insieme al fratello Jonathan, della casata dei Principi Doria e il marito Don Alessandro Floridi. I due nobili, insieme, hanno dato vita ad una fondazione no profit con lo scopo di promuovere la storia e la cultura legata alle loro famiglie. “Se ci riusciamo in Liguria”, scherza Don Alessandro, “Possiamo farcela ovunque. Qui l’arte è ovunque, ma quando si parla di turismo si pensa solo ed esclusivamente al mare. Eppure non dovrebbe essere così”.

E con Fulvio Gazzola, dai due nobili definito “il nostro sindaco”, la coppia principesca ha trovato terreno fertile: “Sul piano culturale è attivissimo”, dichiara sempre Don Alessandro Floridi, “Ha capito che in Italia il turismo è una fonte straordinaria e punta tutto su questo, cercando di portare nel comune che amminstra un turismo di qualità, elevato dal punto di vista culturale”.
Non lo fa, “soltanto”, con i diretti discendenti dei signori che a Dolceacqua hanno lasciato – tra le altre cose – un castello, ma andando a braccetto anche con i nemici numero uno dei Doria stessi: i Grimaldi.

Era il 22 agosto del 1523 quando trentadue pugnalate cambiarono la storia sancendo per sempre la rottura tra le due famiglie. Attore principale del grave fatto di sangue fu Bartolomeo II, figlio di Luca Doria e Francesca Grimaldi. Egli uccise lo zio materno e sterminò la sua famiglia per riprendersi Dolceacqua e diventare anche Signore di Monaco. Bartolomeo si inventò un pretesto per farsi accogliere nel palazzo monegasco dove uccise, con l’aiuto di un certo Barraba di Sanremo, lo zio Luciano e trascinò il suo corpo sulla scalinata del palazzo per dichiarare alla popolazione la sua vittoria. Ma dovette fuggire dalla folla inferocita e si salvò solo grazie all’intercessione dello zio Andrea Doria che lo mise al riparo dalla vendetta del fratello dell’ucciso.

Da allora, la rivalità tra le due famiglie non si è mai risolta. La conferma arriva dalla stessa Principessa Gesine Pogson Doria Pamphilj: “Negli anni Novanta, durante una sfilata di moda, le sorelle Fendi pensarono di far riappacificare noi con i Grimaldi”, racconta, “Organizzammo così un party in casa, invitando l’allora Principe Ranieri III di Monaco. Mia madre, la Principessa Orietta Doria, non volle presentarsi all’incontro”. “Cos’è questo principato più piccolo della mia villa?”, si era chiesta, con non poco disprezzo, l’ultima legittima principessa, discendente di una delle trentadue linee dinastiche in cui si ramifica la famiglia Doria.

E così, pur se non sono mancate occasioni in cui Grimaldi e Doria si sono incontrati di nuovo, una pace ufficiale ancora non è stata sancita. La svolta potrebbe arrivare proprio nel 2017, grazie al sindaco Gazzola che ha in progetto di allestire due mostre parallele, una dedicata ai Doria e l’altra ai Grimaldi, all’interno del castello conteso per secoli dalle due famiglie.

In attesa che Gesine Pogson Doria Pamphilj stringa la mano ad Alberto II di Monaco, chi vorrà rivivere la storia dei Doria a Dolceacqua potrà farlo seguendo le otto tappe del tour storico studiato dalla fondazione insieme con l’amministrazione comunale.

Si parte dal “Verziere Doria”, per poi posare gli occhi su quel “gioiello di leggerezza” che è il ponte medievale. E poi ancora la chiesa di Sant’Antonio Abate, dove si può ammirare un polittico di Brea, dipinto nell’occasione del matrimonio tra Doria e Grimaldi alla fine del 1400. Una visita a Palazzo Doria e Doria Garoscio costituisce altri due punti fondamentali del percorso, nel quale non poteva naturalmente mancare anche il castello. Concludono il tour le visite al rudere del convento degli agostiniani e alle tombe di Stefano e Giulio Doria, seppelliti nella chiesa medievale del cimitero di Dolceacqua.

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