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Dolceacqua, dalle ricerche a luglio al ritrovamento del cadavere: la scomparsa di Carlo Pizzio fotogallery

Mercoledì 6 luglio, come da sua abitudine, Carlo Pizzio, era uscito di casa per recarsi nell'orto e trascorrere qualche ora in tranquillità. Non è più tornato

Dolceacqua. Si era allontanato da casa nella prima settimana di luglio, Carlo Pizzio, il 53enne il cui corpo, con ogni probabilità, è quello trovato ieri adagiato su uno scoglio nel greto del fiume Nervia, al confine tra il paese dei Doria e Camporosso.

Un mese e mezzo lontano da casa, che pure dista poche decine di metri dal luogo del ritrovamento. Un mese e mezzo in cui i suoi familiari non hanno mai smesso di cercarlo, sperando nel suo ritorno. Fino a ieri, quando un braccialetto, trovato sul polso destro del cadavere, ha spento ogni speranza.

Mercoledì 6 luglio, come da sua abitudine, Carlo Pizzio, era uscito di casa per recarsi nell’orto e trascorrere qualche ora in tranquillità. Alcune persone vicine alla sua famiglia, parlano di un possibile litigio con la madre qualche ora prima. Ma tutto deve essere ancora accertato dai carabinieri che stanno indagando sulla scomparsa dell’uomo.
Il 53enne, come tutti i giorni, sarebbe poi dovuto recarsi alla fermata dell’autobus a pochi metri da casa per raggiungere la struttura ospedaliera dove era in cura per problemi psichici.

Carletto, come lo chiamano gli amici, a Bordighera però non ci è mai arrivato. Dal momenti in cui è uscito di casa si sono perse le sue tracce. Il giorno successivo alla scomparsa, i familiari, preoccupati, si sono rivolti ai carabinieri di Dolceacqua per presentare formale denuncia. Da quel momento sono scattate le ricerche, che hanno visti impegnati i militari dell’Arma, la protezione civile e anche semplici cittadini affezionati a Carletto. Sono stati scandagliati tutti i boschi, le vasche irrigue e il torrente Nervia, ma dell’uomo non è stata trovata nessuna traccia. Senza esito, anche, la perlustrazione dell’elicottero, che ha sorvolato l’intera area.

Nel tardo pomeriggio di ieri, Massimo Maglio, titolare dell’omonimo agriturismo, nel corso di una passeggiata a cavallo si è imbattuto casualmente nel cadavere di un uomo e ha allertato i carabinieri. Giunti sul posto, i militari della compagnia di Ventimiglia, si sono fatti largo tra una foresta di canne: nel mezzo del fiume Nervia, ora in secca, era adagiato un cadavere in forte stato di decomposizione e da subito è stato forte il sospetto che si trattasse proprio di Carlo Pizzio.

I carabinieri hanno così avvisato la sorella del 53enne che, da un braccialetto, ha riconosciuto in quei poveri resti il corpo di Pizzio.
“Lo sapevo che non era lontano, me lo sentivo”, dice un amico di famiglia, “Lo avevo detto alla sorella”. Dalla fermata dell’autobus sul quale sarebbe dovuto salire al luogo in cui il cadavere è stato trovato ci sono pochi metri.
Gli inquirenti dovranno ora capire perché Carlo Pizzio abbia deciso di percorrerli e quale sia stata la causa della sua morte. La pista più plausibile è quella di un decesso accidentale dovuto ad una caduta: l’uomo potrebbe essere scivolato. La morte, con ogni probabilità, risale al giorno della scomparsa.

Il corpo di Pizzio ora si trova all’obitorio dell’ospedale di Sanremo a disposizione della magistratura.

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