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Dal 1564 al 1887, tutti i terremoti che hanno flagellato la Riviera nel corso della storia

Ricostruzione svolta grazie al “Il Manoscritto Borea –Cronache di Sanremo e della Liguria Occidentale”

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Imperia. La Riviera di Ponente è considerata dagli esperti una terra a elevato rischio sismico. E di fatto la storia che la coinvolge è stata minata da innumerevoli terremoti. Scosse talvolta potentissime che hanno lasciato lunghe scie di morte, terrore e distruzione succedutesi nel corso dei secoli.

Almeno, questo è quanto emerge da quell’illustre fonte costituita da “Il Manoscritto Borea –Cronache di Sanremo e della Liguria Occidentale”. Un testo scientificamente autorevole redatto dai vari discendenti della nobile casata Boera dove registrarono tutti i dati, locali e non, circa gli eventi verificatisi dal 1470 al 1836.

Il primo terremoto a cui il “Manoscritto Borea” fa menzione è quello del 20 luglio 1564. Un movimento tellurico devastante che colpì tutta la zona nizzarda e provenzale nonché quella compresa fra Ventimiglia e Porto Maurizio. Adirittura in quest’ultima insieme a Sanremo e a Taggia i cittadini sfollarono e furono costretti a dormire per circa due mesi all’aperto:

1564/ Sucesse un Gran Teremoto il quale durò per due mesi, facendosi sentire quasi tutte le settimane, di modo che le persone per la paura dormivano alla campagna nei Contorni di Nizza e Sospello, e in altre parti rovinò alcuna torre. N. B. in detta epoca, ed in quella che i Lupi facevano stragi, nel 1532 fiorivano le sette di Calvino e Lutero. Datemi dal Marchese Lercari tali Notizie ricavate dalle Croniche di Taggia.

Gli altri terremoti più significativi riportati sono quelli del: 1638 (a Sanremo scossa molto forte seguita da successive nell’arco di un mese e mezzo); 1643 (a Taggia, Porto Maurizio e Onegia – durante il periodo di quaresima); 1752 (a Imperia Oneglia); 1755; 1782; 1898 (noto quale Terremoto di Pinerolo impropriamente datato al 1807 nel “Manoscritto Borea”); 1812; 1817; 23 febbraio 1818 (scosse fortissime e distruttive che colpirono tutto il territorio – in particolare Sanremo e Porto Maurizio – che perdurano quasi tutto l’anno); gennaio 1819 (idem come sopra); 1820; 1821; 1829; 26 maggio 1831 (a Sanremo, Taggia, Bussana, Pompeiana e Castellaro); 16-17 febbraio 1832; 29 dicembre 1854; giugno 1859 (a Sanremo);  31 dicembre 1872 (a Ventimiglia); marzo 1874; 25 aprile 1880 (a Porto Maurizio, Sanremo, Dolceacqua e Perinaldo – scossa violenta preceduta da fragore); 24 gennaio 1885 (a Porto Maurizio – due scosse forti che distrussero il palazzo della Prefettura); 16 febbraio 1885 (terremoto violentissimo in tutto il territorio).

La pagina più sconvolgente nella storia del ponente ligure resta comunque quella del 23 febbraio 1887 quanto un sisma così terribile da richiamare persino l’attenzione del Mercalli qui giunto per studiarlo, flagellò tutto il territorio causando oltre un migliaio di vittime tra morti e feriti, e spazzando via l’intero paese di Bussana. Di questo esistono diverse relazioni, tra cui quella stesa da Luigi Amoretti nel volume di ricordanze “Le opinioni dello zio Giovanni” e dedicata al territorio di Imperia Oneglia; e quella dell’allora parroco di Pompeiana Don G.B. ZuniniDiario intitolato Pompeiana”.

In quest’ultima addirittura si legge scritto che la scossa fu di una portata tale che “parve che il demonio [“per antonomasia anche la Bestia, il Drago, l’Anticristo”] più che in ogni altro Carnevale avesse acceso a scarnascialare la gioventù e quanti uomini e padri di famiglia son piuttosto dediti all’ ubbriacchezza e al disordinato operare”. Il sisma si scatenò “poco tempo prima suonasse l’Ave Maria, la funzione e la Predica delle Ceneri”, quando si un udì “un rombo sotterraneo, indi uno scricchiolio dei tegoli della Chiesa, come fossero essi percossi da grossi chicchi di grandine”. “E che è? Che non è?” gridarono tutti mettendosi sull’attesa mentre “La Chiesa da est a ovest si muove ondulando agitata; indi traballa e par si contorca; il terrore è al colmo, quando con acuto suono sentesi come lo strappo del volto della navata di mezzo. Allora fu un gridio e strillo universale con un fuggifuggi indescrivibile”.

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