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Visita ai luoghi di lavoro della Casa Circondariale di Sanremo, la relazione del segretario generale

Gli esiti della visita al carcere situato in Valle Armea

Sanremo. Si riporta la relazione del Segretario Generale dopo aver visitato i luoghi di lavoro della Casa Circondariale di Sanremo: La mattina del 7 luglio una delegazione della UIL PA Polizia Penitenziaria coordinata dal sottoscritto e accompagnato dal segretario regionale e dal Coordinatore locale, ha realizzato una visita all’interno della casa circondariale di Sanremo per verificare le condizioni di lavoro della polizia penitenziaria e la salubrità degli ambienti in cui il predetto personale presta servizio.

L’istituto, come noto, è collocato in zona Valle Armea, posizionato di fronte ad una montagna
spaccata che definirei inquietante se solo pensassi alla friabilità del territorio ligure.

La speranza, quindi, è quella che le autorità competenti effettuino regolarmente (o ne chiedano l’effettuazione) i rilievi geologici al fine di scongiurare possibili rischi per una comunità che, nel caso, incontrerebbe non poche difficoltà a gestire una situazione di emergenza.

Il carcere, nonostante gli anni trascorsi, si presenta in condizioni strutturali apparentemente congrue,
anche se presenta i segni di una scarsa manutenzione figlia, chiaramente, della carenza di risorse determinata
dai quei tagli lineari alla spesa pubblica che tante negative conseguenze determina sulla tenuta delle strutture
pubbliche.

Nel corso della visita abbiamo potuto notare, seppure gli ambienti erano stati appena puliti, che
l’assenza di reti alle finestre delle celle favorisce l’accumularsi inopportuno di rifiuti nelle zone sottostanti,
rendendo insalubre l’ambiente, oltre che un rischio per il personale che si trova eventualmente a transitare
nei pressi e potrebbe essere colpito da ciò che viene gettato dalle finestre.

Rileviamo, nostro malgrado, che il problema non sembra trovare adeguati rimedi né dal punto di vista strutturale (griglie alle finestre) né tanto meno da quello comportamentale attraverso, questi sì, opportuni provvedimenti amministrativi.

Abbiamo rilevato, inoltre, l’assenza di automazione dei cancelli che sicuramente costituisce un
aggravio dei carichi di lavoro della polizia penitenziaria, ma anche una diminuzione dei livelli di sicurezza
del servizio. Anche in questo caso il desiderio è quello che quanto prima, anche attraverso la cassa ammende,
si possa realizzare un progetto complessivo di automazione dell’istituto elevando così gli standard qualitativi
del lavoro e del servizio offerto.

Una particolare inadeguatezza l’abbiamo riscontrata nei cortili passaggio dove il personale è costretto a lavorare all’interno di un box realizzato con ampie vetrate che, a causa dei raggi del sole, raggiunge temperature insopportabili e nella pseudo garitta realizzata sul muro di cinta, composta da una sola tettoia che non costituisce affatto un riparo adeguato rispetto ai diversi agenti atmosferici.

Sarebbe opportuno, al riguardo, realizzare un adeguato micro clima nell’ambito dei due servizi provvedendo
rispettivamente all’installazione di climatizzatori e alla realizzazione di una garitta sul muro di cinta chiusa e
dotata anch’essa di climatizzazione.

Non di meno va segnalata la situazione dei mezzi di trasporto che è semplicemente indecorosa in quanto parliamo di auto e furgoni vecchi, che hanno percorso centinaia di migliaia di chilometri e che non hanno adeguati standard di confort e di sicurezza.

Sconfortante, infine, la situazione dei “cortili passeggio” e della sala regia dal punto di vista della sorveglianza passiva, anche se abbiamo ricevuto informazione che è in via di realizzazione un impianto di videosorveglianza che dovrebbe risolvere il problema.

Speriamo, quindi, che alla prossima visita si possa verificare la realizzazione degli impianti e l’installazione degli strumenti necessari ad elevare l’igiene e la salubrità degli ambienti di lavoro e gli standard di sicurezza del servizio offerto.

Una cosa quanto meno curiosa è quella di aver constatato che nelle sezioni, pur essendo presenti all’interno di ogni cella le docce, sono rimaste in funzione quelle comuni precedentemente utilizzate e, paradosso dei paradossi, molti detenuti pur di uscire dalle celle cercano mille pretesti (addirittura la prescrizione medica !!!!) per fare la doccia in quelle comuni invece che all’interno della propria cella.

Poco male qualcuno potrebbe dire se questo, però non incidesse sui carichi di lavoro della polizia penitenziaria
perché questo avviene in reparti a regime ordinario e ogni movimento comporta appunto lavoro.

Al termine della visita mi sono intrattenuto in assemblea con il personale e nel corso della stessa è emerso un sostanziale dissenso nei confronti del Dirigente dell’istituto reo di non rispettare, o quanto meno trascurare, le prerogative sindacali.

C’è da sottolineare che non tutte le responsabilità possono essere attribuite al Direttore poiché la gran
parte di esse sono, invece, da attribuire ad una amministrazione incapace di assegnare un Dirigente in ogni
carcere nonostante questi siano in numero maggiore rispetto agli istituti penitenziari.

La lentezza e l’eccessiva burocratizzazione delle procedure e dei provvedimenti fa sì, infatti, che il Direttore di Sanremo debba anche occuparsi di gestire il carcere di Imperia con tutto ciò che questo comporta in termini di presenza ed efficienza del servizio.

Da porre in evidenza che anche nella stessa Liguria esistono Dirigenti che al momento non hanno una sede e questo rende ancor di più paradossale il fatto che un Direttore debba dirigerne due.

Tornando alla visita e all’assemblea con il personale è emersa anche la necessità di rivedere un organizzazione del lavoro realizzata secondo un modello unilaterale, piuttosto che sulla base di un confronto (previsto dalle normative contrattuali) tra le parti. Basti pensare che nonostante la legge preveda, dal 1999 con il DPR n.82, che ogni reparto debba essere organizzato in unità operative a Sanremo, dopo più di 15 anni, questo ancora non si realizza.

Viene riferito che da un lato abbiamo personale addetto ai servizi operativi che deve sobbarcarsi impegni gravosi e a volte anche improponibili (più posti di servizio contemporaneamente) e dall’altro coloro i quali sono impiegati in mansioni d’ufficio che, pur operando in situazioni di maggiore comodità, non è chiamato nemmeno a garantire quei turni minimi previsti da ANQ e PIR.

Noi riteniamo, al contrario, che il confronto tra le parti, la circolazione delle informazioni e la comunicazione tra i diversi livelli dell’organizzazione, la partecipazione e il coinvolgimento del personale direttamente e attraverso chi lo rappresenta costituisce un valore aggiunto imprescindibile per un Dirigente, ecco perché si coglie l’occasione per sollecitare l’avvio di un confronto sereno e costruttivo su tutte le materie oggetto di confronto.

Un sollecito che, ovviamente, è rivolto principalmente al Direttore, ma anche al PRAP e al DAP affinché intercedano nei confronti del predetto.

L’istituto presenta diverse classificazioni: la sezione di reclusione, quella circondariale, i semiliberi ma cosa curiosa (ma anche positiva) una differente tipologia di detenuti protetti, vale a dire protetti e protetti
promiscui. Attualmente sono presenti 233 detenuti a fronte di una capienza di 209.

Ha destato una certa preoccupazione, ammesso e non concesso che questa possa essere una prerogativa sanitaria da riverberare sulla polizia penitenziaria, sapere che i detenuti sottoposti a “grandissima sorveglianza” sono sparsi nei diversi reparti dell’istituto piuttosto che ospitati all’interno del piano di “degenza” che pure esiste e dove sarebbe più comodo praticare la sorveglianza sanitaria da parte del personale medico e paramedico.

L’organico della polizia penitenziaria seppure in linea con la pianta organica stabilita, appare di gran
lunga insufficiente rispetto alle incombenze pretese. Delle due l’una, quindi, o l’organico è sottostimato o
l’organizzazione del lavoro è inadeguata e ancorato a vecchie concezioni del carcere.

Da ultimo si evidenzia una curiosa procedura che sembra essere in voga all’interno dell’istituto sanremese e che a noi ha destato più di qualche perplessità. Sembra, infatti, che il medico del lavoro con sempre maggiore frequenza certifichi l’inidoneità temporanea del personale di polizia penitenziaria allo svolgimento di determinati servizi.

Orbene per quanto è dato sapere la competenza del medico del lavoro è quella di garantire la sorveglianza sanitaria dei dipendenti (art.41 del D.Lgs 81/2008) e le visite mediche periodiche previste, utili a controllare lo stato di salute dei dipendenti, per la polizia penitenziaria, non può che essere provvisorio e limitato al tempo necessario perché l’idoneità o meno e l’eventuale dipendenza da causa di servizio siano stabilite dalla competente CMO.

Si chiede, di conseguenza, di voler adottare i dovuti provvedimenti affinché le predette modalità tengano conto di quanto rappresentato.

Al VISAG cui la presente viene trasmessa per competenza si chiede di realizzare tutte le attività di verifica e di controllo ad esso demandate dal decreto legislativo 81/2008 in materia di salute e sicurezza del personale e di igiene e salubrità degli ambienti di lavoro, di sorveglianza sanitaria e di rispetto delle norme di sicurezza di impianti e attrezzature, nonché di verifica delle valutazioni dello stress lavoro-correlato e di tutte le altre previsioni normative all’interno del documento di valutazione dei rischi, compreso l’obbligo di
realizzare misure utili a prevenire le aggressioni in danno dei dipendenti.

Al PRAP si chiede di inserire tra le priorità da finanziare i progetti che, si spera, il Direttore dell’istituto voglia realizzare anche tenendo conto delle osservazioni contenute nella presente nota.

Al PRAP e al DAP si chiede di realizzare tutte le attività di verifica e di controllo che la legge affida loro, affinché vengano rispettate le norme contrattuali e quelle previste dal citato decreto legislativo 81/2008.

Nell’attesa di riscontro porgo distinti saluti”.

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