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Vigilantes in spiaggia e camerieri, la nuova vita dei migranti aiutati dalla “Goccia” di Imperia

I ragazzi arrivano dal Continente Nero, ma anche dal Pakistan. Come tanti altri migranti sono sbarcati da barconi fatiscenti

Imperia. Vigilantes in spiaggia, benzinai, aiutanti in aziende olearie, ma anche camerieri in ristoranti tra Imperia e San Bartolomeo al Mare. Sono scappati dalla miseria e dalla guerra. Sono quindici migranti, aiutati dalla Cooperativa sociale Goccia di Imperia che ora  hanno trovato una nuova vita, ma sopratutto un nuovo lavoro. “Per altri 25 si lavora con altri progetti – sottolinea don Antonello Dani, il parroco dei Piani – e speriamo di trovare presto una soluzione per loro visto che sono due anni che stiamo lavorando per raggiungere entro breve tempo altri risultati”.

I quaranta immigrati vivono in canonica, all’oratorio e anche in alloggi sparsi tra Piani e Prelà. “Sono contento che già una buona parte del gruppo abbia trovato una sistemazione – dice soddisfatto il prete imperiese – Non è affatto vero che questi ragazzi perdono il tempo a giocare a pallone o a fumare sigarette. Sono inseriti in organico e lavorano in ristoranti e aziende che operano anche in altri settori, ma sempre nel nostro territorio. Imprenditori che hanno accolto con grande interesse questa opportunità. Una bella ed esemplare apertura al dialogo verso questi giovani. Speriamo non sia l’unica. Una cosa è certa: insisteremo ancora per raggiungere obiettivi ancor più prestigiosi”.

I ragazzi arrivano dal Continente Nero, ma anche dal Pakistan. Come tanti altri migranti sono sbarcati da barconi fatiscenti e sgangherati che durante la traversata dall’Africa alle coste meridionali italiane hanno rischiato di morire. Molti sono arrivati a destinazione, ma tantissimi quelli che sono stati inghiottiti dal mare in tempesta o gettati in acqua dai spietati scafisti. “A Imperia hanno trovato amore e solidarietà – aggiunge don Dani – i parrocchiani li hanno accolti bene. Non sono “fantasmi”, sono persone come noi e ora ci ringraziano perché lavorano e possono davvero dire di aver ritrovato la vita che credevano di aver perduto”.

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