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Ventimiglia, migranti: emergenza senza fine. Al parco Roja sono 300 senza acqua né luce fotogallery

Vengono dal Sudan, raccontano, e sognano la Francia. Ma le frontiere sono chiuse e, nell'attesa di riuscire a varcare il confine, cercano sistemazioni di fortuna

Ventimiglia. In quei locali le bestie non ci sono mai entrate: le stalle che dovevano servire per il bestiame ora sono occupate dai migranti.

Con l’apertura del centro di accoglienza per migranti in transito nella proprietà delle Ferrovie dello Stato in frazione Bevera, i migranti ospiti nella chiesa di Sant’Antonio hanno dovuto lasciare il quartiere delle Gianchette. Lì non possono più stare.

All’interno del centro allestito dalla Prefettura e gestito dalla Croce Rossa, però, il posto per tutti non c’è. E allora circa trecento migranti hanno continuato il valzer che da in un anno li ha portati da una zona all’altra della città e si sono fermati, questa volta, in un’altra ala del parco Roja, quella pensata per accogliere il bestiame in partenza sui treni. Mai utilizzata per questo scopo, però, in quanto all’apertura del parco Roya era già in vigore il divieto di trasporto di animali vivi sui treni.

Ad occuparsi di loro, ora, sono associazioni umanitarie. Come la francese “Une geste pour tous”. Dieci i volontari presenti questa sera al centro. “La situazione qui è disumana”, dicono, “Queste persone sono lasciate allo sbando. Non hanno la possibilità di lavarsi perché non c’è acqua. E manca anche l’elettricità”.

A Bevera, ora, sono presenti circa trecento persone, tutti uomini, molti dei quali poco più che adolescenti. Vengono dal Sudan, raccontano, e sognano la Francia. Ma le frontiere sono chiuse e, nell’attesa di riuscire a varcare il confine, cercano sistemazioni di fortuna. Come quella al parco Roja. I loro servizi igienici? Sono i binari dei treni. L’acqua per bere la portano i volontari. Lavarsi, però, resta un problema.

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