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Ventimiglia, è il momento dell’unione. Tutti i quartieri presenti alle Gianchette: “Siamo solidali” foto

Nel frattempo nel cortile della chiesa di Sant'Antonio si festeggia il ritorno di don Rito

Ventimiglia. Una rete separa un mucchietto di case dove vivono i residenti del quartiere Gianchette dal cortile della chiesa di Sant’Antonio, che ospita in questi giorni un migliaio di migranti.
Da una parte all’altra della rete, però, si respira un clima molto diverso. Mentre nel cortile della chiesa si festeggia, con musica e canti, il ritorno dalla Colombia del parroco don Rito Alvarez, i residenti delle Gianchette sono impegnati in una riunione per cercare di far valere i loro diritti. Questa volta, però, non sono soli.

“E’ positivo che, per una volta, siano qui presenti i rappresentati di tutti i quartieri della città”, afferma il presidente del comitato di quartiere delle Gianchette Michele Pirottina, “Per una volta la città è tutta unita”.
“Siamo solidali con i residenti delle Gianchette”, interviene Cristina Roa, presidente del comitato di Nervia, “E lo saremo anche in futuro. Quello dei migranti è, oggi, il problema più eclatante. In futuro, però, potremo discutere anche di altro. Perché di problemi ce ne sono tanti”.

Solidarietà ai residenti che vivono in una situazione di disagio l’hanno dimostrata tutti, partecipando alla riunione. E non solo. “Martedì l’appuntamento per tutti è in consiglio comunale”, anticipano, “Ci aspettiamo risposte concrete. Arriveremo preparati e con carte alla mano. Questa volta è ora di dire basta ad una situazione che dura da troppo tempo”. E se le risposte non saranno soddisfacenti? “Siamo pronti a scendere in piazza”, dicono tutti, “E lo faremo uniti. Lo facciamo per i nostri figli e per la nostra città”.

Alla riunione di questa sera, nessuno ha invitato il sindaco Enrico Ioculano: “Non ha mantenuto ciò che aveva detto”, dice qualcuno, “D’ora in poi, se verrà, lo dovrà fare in vesti ufficiali e non più ufficiose. Deve parlare da sindaco e mantenere gli impegni. Altrimenti può anche starsene a casa”.

 

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