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Ventimiglia, cronistoria Civitas tra documenti che scottano e richieste di chiarimenti

I dettagli della corrispondenza tra uffici, amministrazione e liquidatore sulla vendita dell'Ex Enaip

Ventimiglia. Civitas: ecco le carte. I dettagli della corrispondenza tra uffici, amministrazione e liquidatore sulla vendita dell’Ex Enaip.

“Pregiatissimo Liquidatore, in riscontro alla vostra del 28/10/2014 per quanto in oggetto (crediti Civitas verso Comune di Ventimiglia. Riscontro. N.d.a.) si comunica che il comune di Ventimiglia non può al momento procedere alla liquidazione delle somme richieste, in quanto le fatture dalle quali derivano i crediti indicati e per i quali si richiede il pagamento non sono liquidabili”.
A scriverlo, il 2 dicembre 2014, in una lettera indirizzata al dottor Fruschelli, liquidatore della società partecipata Civitas, è il vice sindaco Silvia Sciandra. Con questo documento (protocollo n. 32737), la Sciandra rende noto al liquidatore, nero su bianco, che i presunti debiti con la Civitas non verranno pagati. Perché? Il motivo è semplice: manca la documentazione necessaria a comprovare il diritto del creditore. Per questo, nella stessa lettera, il vice sindaco chiede a Fruschelli di fornire un quadro chiaro della situazione. “A verificare le ragioni del credito saranno dunque gli uffici competenti”, aggiunge.

23 marzo 2015. A battere sui tasti del computer, questa volta, è il segretario generale del comune: la dottoressa Simona D’Urbano, che si rivolge direttamente al sindaco Enrico Ioculano e al dirigente della Ripartizione Finanziaria dottor Rino Taggiasco. La D’Urbano informa entrambi che l’immobile ex Enaip verrà presto alienato “per un corrispettivo determinato in Euro 550.000,00″. Aggiunge il segretario generale: “Si ritiene, pertanto, che la vendita del bene indicato in oggetto, avvenga in parziale violazione del regolamento comunale per l’alienazione del patrimonio immobiliare del Comune di Ventimiglia, in quanto è conseguenza di una trattativa privata diretta ove non ricorrono le condizioni di cui all’articolo 9 del suddetto regolamento; inoltre il corrispettivo della cessione è notevolmente più basso del valore di conferimento del bene (1 milione e 80mila euro, N.d.a), nonché inferiore al valore di mercato indicato nell’ultima perizia di stima trasmessa dal liquidatore, pari a Euro 680mila”.
La norma avrebbe previsto una seconda asta, con l’importo della nuova perizia, che dimezza la cifra richiesta in precedenza. Ma un’asta pubblica, alle nuove condizioni, non verrà mai fatta.

Pochi giorni prima della vendita della Civitas, dunque, il parere della D’Urbano è scritto a chiare lettere e, in parte, ribadito da un documento a firma di Taggiasco, inviato il 25 marzo 2015 alla segretaria e al sindaco per conoscenza. Il dirigente della Ripartizione Finanziaria non smentisce, infatti, la possibilità che la vendita dell’ex Enaip stia per avvenire in parziale violazione del regolamento, ma ricorda che il “liquidatore Massimo Fruschelli è stato nominato con atto notarile regolarmente registrato nel “Libro delle decisioni dei soci” […] e che per l’Amministrazione dovrebbe rappresentare un collaboratore di fiducia fin quando decide di mantenerlo. Pertanto, si consiglia da parte dell’Amministrazione di fornire al Liquidatore le utili indicazioni operative, qualora sia possibile porre dei vincoli nell’attività di liquidazione, oppure adottare una linea di indirizzo concordato, oltre ad avvisarlo anticipatamente di eventuali possibili violazioni, preferibilmente prima della riunione di fine marzo”.

Ma il giorno in cui si concentrano richieste e pareri da parte di uffici e amministrazione, sembra essere il 27 marzo. Quel giorno, a scrivere è il vice sindaco che, rivolgendosi al segretario generale, al dirigente della Ripartizione Finanziaria e, per conoscenza al sindaco: “Ora l’Amministrazione, per quanto di sua competenza, è ancora in attesa di conoscere se vi siano crediti Civitas (certi, liquidi ed esigibili) che, superate le verifiche di regolarità formale e sostanziali interne, possano essere liquidati”, si legge nel documento, “In occasione dell’esame dei rapporti debito/credito l’Amministrazione aveva già espresso l’intendimento di non effettuare a favore della società aumenti di capitale o conferimenti socio, ergo si è assunta l’alea che il liquidatore, per necessità, procedesse alla vendita di qualcuno dei beni di sua proprietà. Questa è la scelta politico/amministrativa assunta”.

A conclusione della missiva, la Sciandra chiede ai dirigenti di fornire risposte per garantire il rispetto delle regole, visto il dubbio espresso dal segretario D’Urbano in merito alla regolarità della procedura: “E’ evidente”, scrive il vice sindaco, “Che la verifica non dipende e non può dipendere da indicazioni operative dell’organo politico e neppure da forme di controllo analogo ma dalla semplice e doverosa verifica che il Liquidatore, ancorché in buona fede, non sia incorso in una errata interpretazione e/o applicazione del regolamento comunale”.

A rispondere al segretario comunale (e per conoscenza alla Sciandra), è lo stesso liquidatore Massimo Fruschelli che, lo scrive, non ritiene “di aver violato alcuna norma”. Inoltre, specifica, “Il regolamento dell’ente”, risulta vecchio “per stessa ammissione dell’amministrazione”. Ritiene anche, il dottor Fruschelli, “che una nuova asta pubblica sarebbe stata, a mio parere inutile come inutile il relativo dispendio economico. Non ultimo, ma di notevole importanza, non comparire all’atto di compravendita comporterebbe una onerosissima richiesta danni da parte dell’acquirente”.

Il 30 marzo arriva anche la lettera del dottor Taggiasco, il quale, però, non sembrerebbe rispondere alle richieste della Sciandra. Non si legge, nel documento da lui scritto, una risposta chiara sulla legittimità o meno della procedura di vendita, ma si sottolinea “che la vendita dell’ex Enaip si è presentata come un’opportunità difficilmente impronunciabile per salvare la società dall’auto fallimento, ed evitare successivi riflessi anti-economici anche per il suo socio unico Comune”. Insomma, “l’operazione di vendita è da ritenersi economicamente vantaggiosa”, conclude il dirigente, “Inoltre, permette di realizzare le somme necessarie al saldo degli attuali crediti societari, evitando così l’aggravio dei costi generati dai mancati pagamenti ai creditori ed in modo particolare permette di scongiurare il deposito dei libri al Tribunale competente per la dichiarazione di “auto fallimento”, con conseguenze finanziarie negative. Non ultimo deve essere considerato che l’immobile venduto comincerà a produrre una utilissima nuova IMU”.

Dopo queste mail, che pur non rispondono alla domanda formulata dalla Sciandra, non sembrerebbero giunte richieste di ulteriori chiarimenti da parte dell’amministrazione: l’immobile è stato venduto.

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