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Strage di Nizza, la solidarietà e il dolore della Riviera raccontati dalla psicoterapeuta

La Dott.ssa Daniela Lazzarotti: "E' naturale stringersi gli uni agli altri condividendo e facendo fronte comune verso quello che viene considerato il nemico"

Imperia. Ottantaquattro morti, tra cui dieci bambini e adolescenti, cinquanta feriti in fin di vita, molti dispersi. La strage che la sera del 14 luglio ha colpito nel cuore la comunità nizzarda e tutta la Francia, ha suscitato una provata reazione in ogni angolo del mondo. Anche in Riviera.

Innumerevoli i messaggi di cordoglio delle autorità politiche, delle associazioni, dei cittadini. Bandiere a mezz’asta, tricolori blu, bianchi e rossi, coccarde nelle tinte nazionali francesi con nastri neri, hastag #PrayForNice sulle vetrine, hanno segnato a lutto i singoli comuni del Ponente Ligure. Senza dimenticare quel fiume di parole straziate, spaventate, rabbiose che, dalle 22.30 di quella sera, quando un tir in corsa ha travolto la folla sulla Promenade des Anglais di Nizza, ha invaso i social. Tutti si sono uniti ai cugini francesi, ai parenti delle vittime, all’intera Nazione; tutti hanno partecipato a quel dolore.

Notizie, immagini cruente e un immenso flusso mediatico possono portare la collettività a farsi travolgere dalle emozioni, generando una psicosi emotiva legata alla paura, in questo caso, del terrorismo e degli attentati” – spiega la Dott.ssa Daniela Lazzarotti, medico specialista in Psicoterapia e ipnosi clinica, Sessuologia e istruttore Minfulness di Sanremo – “La focalizzazione sulle notizie, i telegiornali, gli organi di stampa e i social riportano notizie su notizie, alimentando un generale senso di allarme insito in ognuno di noi, arrivando a generare una paura “irrazionale e irragionevole” che prende sempre di più a fondo e può generare, in soggetti predisposti e sensibili anche attacchi di panico. In questo caso viene naturale stringersi gli uni agli altri condividendo e facendo fronte comune verso quello che viene considerato il nemico. Il miglior modo di affrontare questa “psicosi” è la condivisione con gli altri, per non sentirsi mai veramente soli ma con la forza del gruppo. In natura questo tipo di reazione è messa in atto dagli animali, che dinnanzi ai pericoli si coalizzano in gruppo per far fronte allo stesso.”

Sintonizzarsi e fare gruppo è quindi l’antidoto alla paura generata da una situazione di pericolo. “In questo caso”, prosegue la psicoterapeuta, “fare gruppo, alimentando discussioni e una forte tensione emotiva della collettività che sentendosi ferita reagisce in modo potentissimo mettendo in atto ogni tipo di difesa attraverso la condivisione. Condividere è un linguaggio sociale che ci fa sentire vicini, alimenta la nostra forza interiore e coalizza le persone e tiene unita la collettività in momenti di grande dolore, disagio ed impatto emotivo”.

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