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Strage di Nizza, il killer “soffriva di alterazione della realtà, quindi di un principio di psicosi”

Lo dichiara a L’Espress il Dott. Chemceddine Hamouda

Nizza. Mohamed Lahouaiej Bouhlel, il trentunenne franco tunisino artefice della strage che ha colpito la comunità nizzarda la sera del 14 luglio, “soffriva di alterazione della realtà, quindi di un principio di psicosi”. Lo dichiara a L’Espress il Dott. Chemceddine Hamouda, psichiatra che ebbe un colloquio con il killer nell’estate del 2004. All’epoca Bouhlel, originario di Sousse, in Nord Africa, aveva 19 anni.

Sempre stando a quanto riporta il giornale francese, per il Dott. Hamouda, Bouhlel soffriva quindi di disturbi mentali, anche se il barbaro gesto che ha causato oltre 200 feriti, innumerevoli dispersi e la morte di 84 innocenti, tra cui almeno 10 bambini e adolescenti, deve essere valutato in un processo di “radicalizzazione parallela”, dove non è stata la sua psicosi a provare la strage, bensì un “indottrinamento” e un “delirio di radicalizzazione”.

Bouhlele abitava in un quartiere della zona nord di Nizza, era padre di tre figli, e di professione faceva il corriere. Sconosciuto alla gendarmerie, a quanto pare non aveva neppure legami con il mondo estremista islamico, diversamente invece dal padre. Quello stesso padre che lo ha accompagnato alla visita con lo psichiatra, in seguito ad alcune problematiche sorte a scuola e in famiglia.

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