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Processo Maglio 3, la Procura Generale di Genova ricorre in Cassazione contro le assoluzioni

Per tutti l'accusa era associazione a delinquere di stampo mafioso

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La Procura Generale di Genova ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza d’appello che ha confermato l’assoluzione di primo grado per dieci persone imputate nell’ambito delle indagini dei carabinieri del Ros sulle infiltrazioni delle ‘ndrine calabresi in Liguria denominate Maglio 3. Per tutti l’accusa era associazione a
delinquere di stampo mafioso (‘ndrangheta).

Secondo la Procura Generale “non è necessario manifestare all’esterno il metodo mafioso”. “E’ sufficiente – spiega – dimostrare l’appartenenza degli imputati all’associazione di tipo mafioso per ritenere che gli stessi dispongono o possono avvalersi di mezzi, risorse, strutture logistiche e supporti in misura ben superiore rispetto alle disponibilita’ della singola struttura territoriale di cui fanno parte potendo contare sul sostegno di soggetti calabresi dotati di indubbio spessore criminale, oltrechè sul ‘vissuto’ criminale e aura di intimidazione diffusa che l’associazione è riuscita effettivamente a creare in vaste zone del territorio italiano”.

La tesi della Procura Generale, giá espressa in appello, è “l’unitarietá della ‘ndrangheta con la conseguenza che l’accertamento dell’esistenza del metodo mafioso e delle condizioni di assoggettamento e omertá che ne derivano deve essere condotto avendo riguardo alle modalitá operative e all’estensione territoriale complessiva dell’intera compagine non potendosi considerare unicamente il contesto territoriale in cui è insediato il singolo ‘locale’, come se questo fosse un’associazione a se stante del tutto autonoma e indipendente da
quella insediata in Calabria”.

La Procura Generale sostiene che “queste argomentazioni sono sostanzialmente identiche a quelle svolte dalla procura di Torino in un processo analogo e parallelo contro persone appartenenti alla ‘ndrangheta operanti in Piemonte conclusosi con sentenza di condanna definitiva”.

Gli imputati erano Onofrio Garcea, Lorenzo Nucera, Rocco Bruzzaniti, Raffaele Battista, Antonino Multari, Michele Ciricosta, Benito Pepe’, i fratelli Francesco e Fortunato Barilaro e Antonio Romeo. Secondo l’accusa Gaecea e Nucera sarebbero i “promotori” a Genova dell’organizzazione, mentre Bruzzaniti, Battista e Multari i “partecipi”; Ciricosta, Pepè e i fratelli Barilaro erano i referenti della locale imperiese e Romeo di quella di La Spezia.

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