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“Niente sarà più come prima”, parlano due camerieri dell’Hard Rock Cafè di Nizza

Con il terrore ancora negli occhi i due giovani descrivono la scena

Nizza. “Niente sarà più come prima”. A raccontare l’attentato terroristico che ha colpito la città della riviera francese sono due ragazzi italiani, camerieri all’Hard Rock Cafè sulla Promenade des Anglais, teatro della carneficina che, fino ad ora, di morti ne ha fatti ottantaquattro.

Con il terrore ancora negli occhi, i due giovani descrivono così la scena: “Ieri non stavamo lavorando, siamo andati a vedere i fuochi. Abbiamo sentito le urla, visto le persone che correvano ovunque”.

Un grosso camion “fermo da ore all’inizio della passeggiata e carico di armi” ha iniziato a muoversi non appena lo spettacolo pirotecnico è finito.

“Ha aspettato”, raccontano, “Che la gente si riversasse per strada per tornare a casa. E poi ha messo in moto. È partito lentamente per non destare sospetti e poi, per due chilometri ha viaggiato ad almeno 80 all’ora. Abbiamo visto persone smembrate a terra. Corpi dilaniati, tra cui tanti bambini, tanti giovani. Questa è la strage delle famiglie”.

“Quando l’autista si è accorto che le persone si scansavano ai lati della strada”, continuano i due italiani, “Ha iniziato a fare zig zag per schiacciare il maggior numero di pedoni. La matrice del camion alla fine era distrutta per l’impatto con i corpi che faceva volare ovunque”.

Prima di correre verso casa, i due camerieri hanno fatto tappa all’Hard Rock Cafè: “C’era gente ovunque che si rifugiava nel locale in cerca di riparo. Qualcuno, invece di pensare alla tragedia, ha iniziato a svaligiare lo shop, portando via magliette e gadget”.

Ma a colpire i ragazzi, è stato anche il comportamento “di gruppi di magrebini che ridevano come se fossero ad una festa. Erano a bordo di risciò. Non erano spaventati, anzi…. Sembrava che sapessero e stessero festeggiando. Per loro quell’orrore era una festa. Eppure il camion ha schiacciato tutti, cristiani e musulmani”.

Poi la corsa a casa, durante la quale si è scatenato il caos: “macchine che si tamponavano, gente che scappava urlando, ovunque”. La gente cercava riparo negli androni dei palazzi. “In casa mia ho trovato quaranta persone. C’erano tanti bambini che piangevano spaventati”, racconta uno dei due camerieri, “Ho portato loro acqua e biscotti, cercando di consolare i bambini perché questa stage ha colpito soprattutto loro”.

Oggi Nizza si è svegliata con una ferita al cuore che difficilmente guarirà. “Chi andrà più su quella passeggiata? Guardate, siamo al 15 di luglio. Non c’è nessuno. Niente sarà più come prima”.

Alcuni negozi hanno deciso di tenere chiuso per solidarietà alle famiglie delle vittime. Altri sono aperti, ma vuoti. Nizza oggi è più silenziosa del solito e nell’aria, oltre alla paura, si respira tanta rabbia. Mazzi di fiori vengono depositati sulle aiuole della Promenade des Anglais. Qualcuno prega, in silenzio. Qualcuno piange.

Alle 18, nella chiesa del Sacro Cuore, verrà celebrata una messa per le vittime dell’attentato. Le bandiere sono listate a lutto: Nizza, la Francia, l’Europa si preparano a dire addio alle ultime vittime innocenti di una scia di sangue che dura, ormai, da troppo tempo.

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