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Migranti alle Gianchette, ora gli abitanti salgono sulle barricate

I residenti: "Soli e abbandonati al nostro destino"

Ventimiglia. “Non ne possiamo più: non è vero che siamo per l’accoglienza. Qui i migranti non li vogliamo”. Si scatena la rabbia dei residenti del quartiere delle Gianchette dove, da un mese, hanno trovato ospitalità prima duecento e ora ottocento migranti.

Con l’incremento degli stranieri, la situazione diventa ogni giorno più tesa: “Il prete e il vescovo ci hanno preso in giro e ora, quella che era la nostra chiesa, si è trasformata in una moschea”.

Questa mattina alle 5 i residenti si sono svegliati con le preghiere ad Allah dei migranti in festa per la fine del Ramadam: “Pregavano con il megafono”, raccontano i residenti, “Ora basta, questo è troppo”.

“Rivogliamo la nostra chiesa”, aggiungono, “Qui ora non possiamo più andare e, quando ci sono i funerali arrivano i volontari a scaricare casse di cibo: ma il rispetto, per noi, dove sta?”.

I residenti si sono rivolti anche all’Asl per le condizioni igienico-sanitarie: “I bagni sono troppo pochi per ottocento persone, che alla fine fanno i bisogni in giro per il quartiere. Li vediamo tutti i giorni e non è uno spettacolo gradevole. Per non parlare dei miasmi: la fognatura a cui si sono allacciati per i bagni non basta a supportare il carico”.

Nel quartiere aleggia aria di rivolta: “Il presidente del nostro comitato ieri ha dato le dimissioni e ci ha piantiamo in asso”, dicono. Sarà difficile anche il ritorno di Don Rito a Sant’Antonio. Il parroco ora si trova in Colombia: “Noi qui non lo vogliamo più, che resti là. Quando torna prepareremo degli striscioni contro di lui”.

La rabbia è tanta anche nei confronti degli stessi concittadini: “Ci hanno lasciati da soli: per chi abita in centro il problema non esiste. È tutto sulle nostre spalle”, concludono i residenti delle Gianchette, “Siamo stati abbandonati da tutti”.

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