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Maurizio De Giovanni e la più alta letteratura contemporanea conquistano Caffé Venezuela foto

Questa sera, in piazza Santa Brigida, si è svolto il secondo appuntamento della rassegna promossa dalla Cooperativa CMC all’interno del calendario delle manifestazioni del Comune

Sanremo. “L’amore è un sentimento vigliacco, guagliò. È come un liquido: pensi di tenerlo in mano e quello ti scivola attraverso le dita. L’amore è sempre disperato, però ha sempre qualche speranza. L’amore non si rassegna. E allora, anche se non vuole darle problemi, anche se pensa di averla perduta, anche se è notte ed è autunno e tra il mare e il cielo non c’è una linea di confine, lui sa che lo scoglio è là, al suo posto”. Sulle più alte pagine della letteratura contemporanea, questa sera, in piazza Santa Brigida, si è svolto il secondo appuntamento di Caffè Venezuela. La rassegna estiva promossa dalla Cooperativa CMC di Angelo Giacobbe - ha presentato Ilaria Grigoletto –  all’interno del calendario dell’Assessorato al Turismo, alla Cultura e alle Manifestazioni di Sanremo – presente l’assessore Daniela Cassini -, ha aperto il suo salotto, per l’occasione gremito da una centinaia di persone, a un giallista di culto: Maurizio De Giovanni.

De Giovanni, dialogando con il conduttore, il giornalista e scrittore Marco Vallarino, nonché con i suoi spettatori/lettori, ha intrattenuto una dissertazione pacata e incalzante insieme. Una serata appassionante tanto quanto quei romanzi che lo hanno innalzato agli onori della narrativa noir nazionale. Al centro il suo ultimo capolavoro, La serenata senza nome (Einaudi). Un romanzo dedicato all’intrigo e anche, snodandosi lungo le note di “Voce è notte”, struggente cantata di un uomo alla sua amata andata sposa a un altro – da cui il titolo – all’amore. L’amore “di un tormento antico”, straziato e vivo in “sentimenti resistenti come scogli nel mare. Sentimenti che si agitano” dentro. “Sentimenti che salvano, e che uccidono”.

Ambientata nella Napoli degli anni Trenta e appartenente al ciclo delle opere con protagonista Luigi Alfredo Ricciardi, il malinconico tenebroso commissario della Regia polizia che con i suoi silenzi, i suoi rifiuti e quella virtù speciale che lo porta a rivivere il “fatto”, ovvero gli ultimi istanti di vita delle vittime su cui indaga, ha conquistato innumerevoli lettori ­-, in La serenata senza nome  De Giovanni narra di Vincenzo (Vinnie) Sannino, un amante disperato che giovane e povero è costretto a lasciare la sua Cettina per cercare fortuna da clandestino su una nave verso l’America. Nella terra oltreoceano diventa campione di box, il pugile migliore e orgoglio del Duce nel mondo. Tutto ciò fin quando, malauguratamente, non uccide il suo avversario con un colpo sinistro alla tempia. Un uomo di colore della cui perdita Vinnie si sente il solo responsabile, tanto da decidere di abbandonare ogni cosa e “inseguire l’amore mai dimenticato”. Torna così nella sua Napoli, pronto a ricongiungersi al cuore della donna per la quale alla “partenza aveva pianto disperato”. Se non fosse però che la vita “è andata avanti anche per lei, che ora è donna e moglie. Vedova anzi: perché il marito, un ricco commerciante, viene trovato morto. Qualcuno lo ha assassinato finendolo con un pugno alla tempia”, in tutto simile al colpo che, in quella sera maledetta, “Vinnie ha vibrato sul ring dall’altra parte del mondo”, finendo allora per diventare il principale sospettato.

Ripercorrendo le vicende sopra raccontante, seduto nel cuore della Pigna, De Giovanni ha dato così via a un viaggio notturno tra le vie dell’anima napoletana e quella sanremese. Un itinerario ideale e reale nel centro antico delle due città, entrambe con la loro storia, la loro pittoresca umanità, entrambe con le vite che s’intrecciano fra angoli nascosti e spesso dimenticati dei loro vicoli. Del resto, come ha dichiarato: “Sanremo custodisce un pezzo importante del mio cuore, è una famiglia vicino alla mia, è un luogo molto affine ai molti luoghi della mia città. Fra questi vicoli mi sento come a casa”.

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