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La provocazione degli operai “Agnesi”: “Vogliamo essere assunti al museo del pastificio”

Lo storico stabilimento chiuderà i battenti a fine anno ma gli operai non sono soddisfatti per le proposte dell'azienda

Imperia. Suona più come una provocazione che come una richiesta. Nei primi tre giorni di colloqui con il direttore di stabilimento Fabio Marfella, la quasi totalità dei dipendenti ha chiesto di essere assunta nel futuro Museo all’interno del pastificio anche se i posti disponibili sono tredici al massimo quindici.

Una richiesta che in realtà ha un significato ancora più profondo: quello di un forte attaccamento al pastificio che per anni ha dato lavoro a 103 persone che ora si trovano davanti ad un bivio e soprattutto ad una strada ancora più difficile da percorrere: il trasferimento in altre città, lasciando definitivamente Imperia.

I colloqui conoscitivi con l’azienda andranno avanti fino al prossimo 14 luglio e ci sarà tempo per decidere. Tre le opzioni sottoposte ai dipendenti: ricollocazione, accompagnamento alla pensione o buoni uscita.

Nel primo caso il piano industriale prevede il trasferimento in altre tre le sedi di riferimento: lo stabilimento di Fossano, in provincia di Cuneo, in quello di Leinì (Torino) e in quello di Tavarnelle, in provincia di Siena, dove si produce il marchio “Sapori”. Sono come detto 13, invece, i posti disponibili per il museo che verrà aperto a Imperia.

Gli altri trasferimenti invece sono legati a qualifiche specifiche, quali, ad esempio, quelle di “manutentore” e “capo turno”, situazione che riduce i numeri di chi vi può aspirare. Inoltre quella del manutentore è una professionalità che può trovare più facilmente impiego, rispetto ad altre. Alla fine della storia, i “ricollocati” invece di essere una novantina, come ipotizzato da Colussi, potrebbero quindi essere una quindicina, ma è prevista la collocazione anche alla Class di Chiusavecchia. In questo caso sarebbero assunti quattro operai, ma attraverso una ditta interinale  per cui anche in questo caso restano delle incognite.

E’ un momento delicatissimo perché sono emerse forti differenze fra le cifre ipotizzate e quanto potrebbe avvenire nella realtà. A cominciare dai lavoratori che potrebbero essere “accompagnati” alla pensione. Quelli cui mancano dai 3 ai 5 anni sono circa una ventina.

Un altro incontro fra sindacati e azienda si terrà il 21 luglio e fino a quella data non sono previsti scioperi.

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