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Intolleranza, terrorismo e Turchia, il commento del segretario PD Pietro Mannoni

"Siamo in guerra e questo è ormai evidente, ma nell'istante in cui rinunciassimo anche ad uno solo dei nostri valori democratici questa guerra sarebbe già persa"

Imperia. “Negli ultimi giorni sono avvenuti tre fatti, tra loro lontani, capaci di raccontare con chiarezza i tempi nei quali viviamo.

 

1.      Il pestaggio di un giovane senegalese, nella città di Imperia, da parte di un manipolo di teppisti italiani.

2.      Il terribile attentato nella vicina Nizza, nel quale hanno perso la vita quasi cento persone.

3.      L’involuzione dittatoriale della Turchia.

 

I fatti – scrive il segretario provinciale del PD Pietro Mannoni – hanno indubbiamente una loro specificità, ma sono uniti da un filo conduttore che è nostra intenzione provare a spiegare. Viviamo un periodo storico intriso di violenza e di mancanza di dialogo. Guerra e terrorismo caratterizzano ampie zone del pianeta e sono il motivo alla base degli enormi flussi migratori ai quali assistiamo. La nostra provincia è coinvolta direttamente da quanto sta avvenendo e Ventimiglia vive quotidianamente il dramma dei migranti e l’estrema difficoltà di conciliare accoglienza e sicurezza per i cittadini. Le prerogative della nostra società democratica, in una fase così complessa, potrebbero risultare fragili e difficili da difendere. Le forze politiche, che amano soffiare sul fuoco, hanno gioco facile in un momento come questo. Un assaggio del populismo, col quale vengono fomentati gli istinti più bassi delle persone, è stato dato l’altra sera durante il consiglio comunale di Ventimiglia; in quest’occasione è stato bravo il Sindaco Ioculano a rintuzzare prontamente la demagogia spicciola dell’opposizione.

Il bruttissimo avvenimento del pestaggio del giovane senegalese, che ha visto protagonisti ragazzi italiani, con la testa piena solo di pregiudizi, è il tragico sintomo di ciò che può succedere sempre più frequentemente se la scelta di chi ha responsabilità è quella di alimentare il fuoco dell’odio e del razzismo.

Noi pensiamo che, anche in un momento come questo, si debba gestire la situazione tenendo fermi i nostri ideali democratici e di libertà. Sconfiggere il terrorismo, gestire l’immigrazione in maniera umana e solidale, evitare un acuirsi dell’odio sociale. E’ una prova terribile nella quale, però, non potremo raggiungere alcun risultato se la gestiremo solo come paesi occidentali. E’ evidente a tutti che c’è una controparte, di cui abbiamo estremo bisogno;  si tratta di quei paesi dove l’Islam è la religione maggioritaria e del movimento islamico presente nelle nazioni europee. Soltanto con un’alleanza salda, basata su valori condivisi, si potranno marginalizzare gli estremisti che fomentano il terrorismo e i delinquenti che sfruttano il traffico di esseri umani. L’occidente, per tanti anni, ha avuto un interlocutore privilegiato nella Turchia. Si è, addirittura, lavorato alacremente per favorirne l’ingresso nell’Unione Europea. Un grande paese, a maggioranza islamica, con istituzioni democratiche e collocato geograficamente in una posizione strategica per gestire i flussi migratori. Il dialogo era, oltre che doveroso, anche naturale. I fatti degli ultimi giorni, però, incrinano e pregiudicano questo legame. Un presunto golpe, spazzato via in un paio d’ore, ha aperto le porte ad un’involuzione dittatoriale senza precedenti. Uccisioni, torture e arresti arbitrari stanno caratterizzando il nuovo corso della Turchia di Erdogan. L’auspicio è che nei confronti di fatti di questa gravità non ci sia real-politik. La sconfitta del terrorismo ed il superamento di una situazione storica esplosiva necessita di interlocutori degni. Il nemico si sconfigge tenendo alte le proprie bandiere fatte di diritti civili e di principi democratici. Il nostro appello è quindi rivolto a tutti coloro che pensano che, quali che siano le proprie convinzioni politiche e religiose, ritengono di voler costruire un mondo basato su modelli democratici veri e solidi, nei quali la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio sia sempre delineata e limpida.

Siamo in guerra e questo è ormai evidente, ma nell’istante in cui rinunciassimo anche ad uno solo dei nostri valori democratici questa guerra sarebbe già persa. “

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