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In Riviera l’edilizia è in ginocchio: dal 2008 a oggi persi oltre 2 mila posti di lavoro e spesi miliardi per la cassa integrazione

Il geom. Lanteri, presidente di Ance Imperia: "il settore delle opere pubbliche sta registrando un forte crollo. A pesare è soprattutto il nuovo Codice degli appalti"

Imperia. In Riviera il settore dell’edilizia è in ginocchio. Dal 2008 a oggi sono andati perduti oltre 2 mila posti di lavori. Un’enormità considerato il ristretto limite territoriale e non considerato la chiusura di molte imprese - anche quelle a carattere storico – e i miliardi spesi nell’arco di 6 anni per la cassa integrazione.

A scattare tale fotografia è il geometra Olimpio Lanteri, presidente di Ance Imperia: “E’ una situazione disastrosa, il sistema, le leggi, la crisi economica hanno lasciato a casa un numero altissimo di operai e costretto a un altrettanto numero altissimo di ditte ad abbassare la saracinesca. Abbiamo perso numeri importanti senza clamore. Non abbiamo prospettive. Faccio questo mestiere da 40 anni e non ho mai visto qualcosa di simile. A pesare poi oggi sono le nuove regole sugli appalti, quelle che per il ministro Del Rio avrebbero dovuto far ripartire l’Italia e che invece hanno determinato un blocco dei bandi di gara e quindi di fatto impedito di dare lavoro a tutti quegli addetti qualificati che ne avrebbero urgentemente bisogno”.

Entrato in vigore lo scorso aprile, il nuovo Codice degli Appalti avrebbe causato una brusca riduzione del trend delle gare di opere pubbliche, opere che rappresentano la componente prevalente del settore dell’edilizia.

Con il nuovo codice – continua Lanteri – “siamo in balia delle onde. Senza la sua emissione le amministrazioni comunali avrebbero potuto bandire diversi lavori. Questi però sono bloccati in quanto le nuove norme sono impossibili da porre in atto, sono piene zeppe di errori, di sviste, di incongruenze. Tutti i comuni della Riviera, a partire da quello di Sanremo, stanno facendo miracoli; stanno andando avanti con i piccoli interventi. Il nuovo codice ha di fatto messo in crisi le stesse amministrazioni che non possono operare al di là della buca sotto casa, forse neppure quella. Tutti operano nell’assoluta incertezza. Bisogna ammetterlo, il settore delle opere pubbliche sta registrando un forte crollo sia in termini di numeri sia di valore delle gare.”.

Ma il problema di fondo non consiste solo nel nuovo Codice degli appalti: “E’ tutto il sistema che non va. Come è possibile spendere miliardi per mantenere l’operaio in cassa integrazione, quando quegli stessi miliardi potrebbero essere utilizzati per creare posti di lavoro e rimettere in circolo l’economia di settore e non solo? Ci sono tanti interventi che le nostre strutture, i nostri edifici necessitano, dalla piccola manutenzione nelle scuole alla messa in sicurezza del territorio contro il dissesto idrogeologico. Studi di settore attestano che un solo euro investito nell’edilizia produce un indotto di 3,5 con l’interessamento di almeno 56 categorie come idraulici, elettricisti, autotrasportatori. Un indotto importantissimo sul quale, chissà perché, nessuno vuol più investire”.

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