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Imperia, Porto turistico: intervento di Antonello Ranise

"La gestione del Porto Turistico dell'Amministrazione Capacci, appare largamente deficitaria"

Imperia. Antonello Ranise Coordinatore FI, Imperia interviene sulla questione del porto turistico.

“La gestione del Porto Turistico dell’Amministrazione Capacci, appare largamente deficitaria, frutto di superficialità, di mancanza di progettualità, di chiarezza, in una parola, di incompetenza.

Credo, dopo tante polemiche, sia giunto il momento di fare alcuni rilievi specifici in merito, partendo dalla storia recente che non tutti ricordano, parlando di fatti, con il solo intento di fare chiarezza per il bene della città

Il fallimento della Porto di Imperia S.p.a., di fatto caldeggiato dall’attuale Amministrazione Capacci, ha consegnato, nel luglio 2014, la gestione della struttura alla società Go Imperia S.r.l., società creata ad hoc, in house providing (100% capitale pubblico – Comune di Imperia), con 10.000 euro di capitale sociale, zero euro nelle casse, nessun piano industriale, nessuna idea su come provvedere all’onerosa gestione del porto, salvo tagliare drasticamente lo stipendio ai 30 dipendenti che con dedizione vi lavorano. Non si è mai capito veramente quali fossero i veri propositi della Go Imperia S.r.l., considerato il fatto che è stato pattuito fin da subito con i Curatori Fallimentari l’impegno inderogabile di acquisizione del ramo d’azienda entro la fine del 2014, peraltro senza soldi e senza possibilità, si badi bene, di finanziamenti da parte di istituti di credito, non potendo prestare garanzia alcuna di solvibilità. Ricordo che il continuo slittamento dei termini di presentazione dell’offerta di acquisto, ha indotto i Curatori Fallimentari ad imporre alla Go Imperia di provvedere entro la fine del 2015, in difetto avrebbero chiuso i rapporti con la società. L’offerta è stata depositata nel novembre 2015, dichiarata insostenibile dai Curatori Fallimentari, in quanto sostanzialmente proponeva l’acquisto del ramo d’azienda della fallita Porto di Imperia S.p.a. a rate, in un periodo temporale di dodici anni.
Da allora la situazione non è cambiata, non esiste un piano industriale, non vi sono soldi per provvedere all’acquisto, e sicuramente verrà eluso anche il termine del 31 dicembre 2016. Per quanto ancora si andrà avanti con questa farsa?

La Go Imperia S.r.l., diversamente dal luglio del 2014, è oggi titolare di una concessione turistico ricreativa (licenza per concessione demaniale marittima) rilasciata dal Comune di Imperia, valida fino al 31 dicembre 2018. Tale condizione gli permette di gestire le opere completate del porto, con i mezzi e le attrezzature ancora di proprietà della fallita Porto di Imperia S.p.a. (affitto di ramo d’azienda). Questa autorizzazione, provvisoria, eventualmente rinnovabile per un massimo di quattro anni, preclude di fatto a finanziamenti da parte degli istituti di credito necessari al completamento del porto, comprese le molteplici anomalie delle strutture fino ad oggi utilizzate, messe in evidenza nella perizia giurata redatta dall’ing. Rolando, ammontanti a circa 7.000.000 di euro (sic). La fallita Porto Imperia spa, viceversa, era titolare di un atto formale (concessione demaniale marittima) valida per 50 anni. Come è facilmente comprensibile, è sostanziale la differenza tra una licenza per concessione demaniale marittima e una concessione demaniale marittima rilasciata con atto formale, che comporta enormi differenze in termini di garanzie e di investimenti.
E’ una realtà inconfutabile che il porto è da tempo sottoutilizzato, le agenzia fanno fatica a “vendere” il prodotto Imperia in considerazione del fatto che il porto è tutt’ora un cantiere, mancano i servizi a terra, e quelli essenziali dedicati alle unità in sosta sono insufficienti o addirittura scadenti. Le banchine sono sporche, le pavimentazioni sono fatiscenti, basta fare una passeggiata nel porto per rendersi conto della totale mancanza di manutenzione (le colonnine elettriche hanno in gran parte i portelli aperti o chiusi con mezzi di fortuna). L’illuminazione è scarsa, per non parlare dei liquami (e conseguenti miasmi) portati dal Rio delle Valli che danno il sapore di un porto lasciato in abbandono. Le aree destinate alla cantieristica navale, dopo lo stralcio dalla concessione generale ex Porto di Imperia, sono state affidate agli operatori nautici riuniti in consorzio di aziende, con una concessione turistico ricreativa, negando loro alcuni spazi destinati a tali attività, costringendo le aziende a lavorare in aree ristrette ed obsolete. Inoltre nell’area non esiste rete fognaria, rete idrica pubblica e rete antincendio pubblica. La strada di accesso al porto è condivisa con le aree destinate alle lavorazioni di cantiere, con movimentazione di macchine operatrici ove transitano macchine che accedono al porto, pedoni, bambini con le biciclette, con elevatissimo fattore di rischio derivante dall’interferenza con le attività di cantiere.

In ultimo ricordo che il porto non è mai stato sottoposto a collaudo definitivo, e che la Go Imperia stia di fatto gestendo un cantiere, in quanto non esiste il titolo di agibilità rilasciato dagli organismi competenti, ma una autorizzazione all’utilizzo parziale delle opere completate rilasciata dalla Commissione di Vigilanza e Collaudo valida esclusivamente per l’aspetto demaniale. Con questi presupposti appare evidente come sia problematico tutelare coloro che hanno creduto nel porto investendo i loro denari nell’acquisto dei posti barca, e soprattutto cosa ha fatto fino ad oggi la Go Imperia per soddisfare l’oggetto della licenza rilasciata per la gestione del porto.

Mi chiedo, con grande preoccupazione, cosa in concreto sarà possibile fare per salvare una situazione apparentemente senza sbocchi, e ridare fiducia ai tanti cittadini Imperiesi e non solo Imperisesi che hanno creduto nel rilancio turistico attraverso la realizzazione del porto. A noi preme il bene della città, non la soddisfazione di sterili polemiche, e della sua opera più rappresentativa, che vediamo fallire inesorabilmente.”

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