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Imperia, il Sindaco indica la registrazione della discussione all’interrogazione dell’APPI

"Pare strano scoprire che soltanto dal Consiglio comunale del 22 luglio scorso i consiglieri comunali Re, Riccò e D’Agostino, abbiano preso atto delle vicende giudiziarie"

Imperia. Il Sindaco di Imperia, Carlo Capacci, afferma: “Pare strano scoprire che soltanto dal Consiglio comunale del 22 luglio scorso i consiglieri comunali Re, Riccò e D’Agostino, abbiano preso atto delle vicende giudiziarie – tra cui il giudizio della Cassazione – sul Fallimento della Porto S.p.A. e quello al Consiglio di Stato circa la decadenza della concessione demaniale marittima.

I consiglieri Re, Riccò e D’Agostino agiscono con la volontà di “rendere trasparente lo stato della situazione rispetto agli obiettivi” relativi all’acquisizione, ultimazione e gestione del Porto cittadino mettendo al riparo gli utenti già titolari di diritti di godimento acquistati dalla Fallita Acquamare Srl e chiedono “elementi certi sui mezzi economici con cui il Comune vorrebbe acquistare il porto turistico, gestirlo e completare le opere” alla luce “delle ben note ristrettezze di bilancio del Comune e della GoImperia”.

Gli strumenti di finanziamento per le partecipate, ovvero per l’ente locale che le partecipa, trovano fondamento nella norma di settore, nelle regole di finanza pubblica, nella possibilità di indebitamento delle partecipate attraverso gli strumenti tipici previsti per legge.

La risposta sul piano finanziario c’è stata, così come c’è stata la corretta individuazione dei costi per la realizzazione delle opere che consentirebbero, con le opportune varianti, di poter programmare l’ultimazione del porto.

Le linee tangibili e concrete di indirizzo dell’Amministrazione sono quelle che gli stessi consiglieri Re, Riccò e D’Agostino hanno votato favorevolmente in passato avvallando le delibere di Consiglio Comunale che hanno previsto la massima tutela a chi investì in Imperia comprando dalla Fallita Acquamare e che ora rinnegano accusando anche la GoImperia di “tenere aperto il porto, senza un chiaro piano di crescita […] pagando mensilmente 40 mila euro al curatore fallimentare, per una gestione a tutt’oggi ancora a livelli minimali […] che i cittadini imperiesi avranno speso inutilmente”.

Ciò non corrisponde al vero: i due curatori fallimentari non incassano un euro, se non per destinarlo a favore dei creditori della Fallita Porto SpA e ciò non ricade sulle tasche degli imperiesi perché l’affitto di ramo d’azienda si paga senza incidere sulle casse del Comune e senza chiedere ai cittadini.

La gestione del Porto non poteva essere lasciata alla curatela fallimentare, questo è noto a chi ha voglia di approfondire la vicenda senza limitarsi ad infruttuose speculazioni politiche.

La GoImperia ha sempre operato, e continua a farlo, nella necessaria cornice di legalità nel pieno rispetto di chi contrariamente ad alcuni utenti, ha sottoscritto i contratti di ormeggio/utenza e sta pagando regolarmente gli oneri di gestione.

Chi sostiene che alcuni titolari della sub concessione avrebbero subito “pressioni legali”, si fa promotore di illegalità diffusa e al contempo giustifica occupazioni abusive, morosità pretestuosa ed altri gravissime violazioni di profilo anche penale.

Basti pensare a chi, dal 2012, non paga oneri di gestione approfittando delle vicende che hanno interessato il porto o a chi affitta i posti barca trattenendo per sé i danari incassati senza riconoscerli alla GoImperia, unica società gestrice la concessione demaniale marittima rilasciata dopo la decadenza di quella della Fallita Porto SpA.

Negli atti è scritto a chiare lettere quale strumento di tutela sia riconosciuto a TUTTI coloro che comprarono dalla Fallita Acquamare e non soltanto agli associati APPI che stanno così a cuore a Re, Riccò e D’Agostino.

Gli associati APPI da sempre sono stati tenuti in considerazione per soluzioni alternative a un contenzioso che invece continuano, pretestuosamente, a coltivare e che li vedrà soccombere nei giudizi intrapresi davanti al tribunale di Imperia.

L’Assoporto, altra associazione di acquirenti dalla Fallita Acquamare, e moltissime altre persone nelle medesime condizioni, hanno sottoscritto i contratti con la GO e stanno pagando quegli oneri che consentono al porto di essere aperto, gestito e manutenuto.

Le vicende del porto non hanno interessato solo i loro 110 acquirenti che corrispondono agli associati APPI (ovvero quelli che non vogliono pagare), ma anche tutti gli altri che, con il Comune e la GoImperia cercano di traguardare un futuro di certezza con l’attribuzione di una concessione pluridecennale per l’ultimazione del porto della Città di Imperia che ha inteso, con la GOImperia, rivendicare la dignità perduta con le vicende che hanno portato al Fallimento della Porto SpA e alla decadenza della concessione demaniale marittima.

Risultano infine fuori luogo le ipotesi di Re, Riccò e D’Agostino che propongono ipotesi illegittime e prive di qualsivoglia riconoscimento di diritto (“Perché non chiedere che il Comune garantisca la sub-concessione originariamente acquisita, indipendente dall’avvicendamento del concessionario, tramite la stipula di un contratto di utenza con i titolari posti barca e che si deliberi l’impegno per tale riconoscimento da parte di futuri gestori- concessionari del Porto Turistico”)”.

A onor del vero si indica il link per ascoltare le domande e le risposte all’interrogazione dell’APPI per interposta persona, i consiglieri Re, Riccò e D’Agostino.

La registrazione della discussione su http://www.streamera.tv/movie/127364/web-2016-07-21-22-22-31/ (dall’ora 01.29.38)

 

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