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Il sacerdote lo ospita e si sente male, viene soccorso da un clandestino che sarà espulso dall’Italia

Punito dallo Stato per un gesto di altruismo. "Comunque almeno nella vita ho fatto una cosa buona. Io ho chiamato perché avevo paura e perché la gente ha ancora bisogno di te. Ti voglio bene", il suo messaggio

Imperia. Un gesto di altruismo è costato caro ad un trentenne senegalese. L’altra notte il sacerdote imperiese che lo ospitava da qualche giorno si è sentito male, una banale congestione, lui si è allarmato ed ha chiesto l’intervento dei soccorsi. E da lì i carabinieri hanno scoperto che si trattava di un immigrato irregolare, un clandestino insomma. Un gesto di altruismo gli è costato l’identificazione dai carabinieri e il foglio di via dall’Italia al quale dovrà ottemperare entro una settimana. “Comunque almeno nella vita ho fatto una cosa buona. Io ho chiamato perché avevo paura e perché la gente ha ancora bisogno di te. Ti voglio bene”, è il messaggio scritto da Oman, nome di fantasia al prete di Imperia.

La sua è un storia decisamente particolare. Era arrivato in Italia quando aveva 17 anni aveva trovato lavoro in una fabbrica a Teramo. Otto anni a lavorare sodo e a guadagnare qualche soldo da inviare a casa. Poi, un bel giorno, la fabbrica ha cessato l’attività. Oman ha perso lavoro e soldi e si è ritrovato in mezzo ad una strada. Come tanti altri connazionali è diventato un “fantasma”. Si è arrangiato come poteva con lavori saltuari e quindi a fare l’ambulante. Ha anche avuto un problema agli occhi tanto che è stato sottoposto ad un trapianto delle cornee.

Ha anche girovagato in lungo e in largo per l’Italia fino a quando una settimana fa ha bussato alla porta del parroco don Antonello Dani ai Piani di Imperia. “La porta della parrocchia è aperta a tutti ma – si affretta a dire il sacerdote -Preciso anche che non fa parte del gruppo di profughi seguita dalla cooperativa Goccia. L’altra sera ero stato a cena con la responsabile di un’altra cooperativa. Tornato a casa non mi sono sentito bene. Lui, preoccupato, ha allertato i soccorsi. Sono arrivati i militi ma ho rifiutato il ricovero”.

Ma ecco arrivare la “mazzata” per colui che lo aveva soccorso per primo il prete alla periferia di Porto. I carabinieri chiedono i documenti e si scopre che era irregolare pur avendo ottenuto un passaporto del suo Paese dopo una serie di lungaggini burocratiche al consolato del Senegal a Milano. Nulla da fare, quel documento non basta. Arriva quindi la doccia fredda per Oman e per don Antonello. Lui con in mano un foglio di via da rispettare entro sette giorni, il sacerdote convocato al comando carabinieri per cercare di spiegare che cosa è successo. Lo Stato non guarda in faccia a nessuno: Oman pur avendo cura del prete che lo aveva ospitato dovrà lasciare l’Italia. “Lo farà con tanto dispiacere anche perché qui stavamo cercando di trovare il modo di aiutarlo”, ha detto don Antonello che oggi ha avuto un colloquio anche in Curia per spiegare l’accaduto.

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