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Cannabis, destra e sinistra divise sulla legalizzazione: FI “i giovani hanno bisogno di altro”, PSI “simbolo di progresso”

Il disegno di legge approda oggi in aula alla Camera

Imperia. Il disegno di legge sulla legalizzazione della cannabis approda oggi in aula alla Camera. Una proposta messa a punto da oltre 200 parlamentari guidati dall’ex radicale ora nel Gruppo Misto Benedetto Della Vedova, che ha subito infuriato polemiche ma anche ottenuto consensi.

Al riguardo le forze politiche di destra e di sinistra della provincia di Imperia, rispecchiando in maniera fedele quelle dei rispettivi schieramenti, sono nettamente divise. Riccardo Caboni, segretario del Partito Socialista Italiano intemelio, sottolinea che il decreto deve essere letto come simbolo di progresso. “Allinea” infatti “l’Italia al resto d’Europa, molto più avanzata e aperta in questo genere di legislazioni”; “porta avanti le battaglie di grandi radicali come Pannella”, senza che queste, private del loro leader, si perdano nel nulla; e soprattutto “può aiutare a combattere alcune drammatiche piaghe sociali come il fenomeno dello spaccio”.

Di parere fortemente contrario è invece Filippo Bistolfi, ex candidato Forza Italia alle ultime elezioni regionali ed esponente di spicco degli “azzurri” nel ventimigliese, che lapidario commenta: “I giovani hanno bisogno di altro, di lavoro, di crescita e non di droghe. Il paese ha altre priorità da affrontare piuttosto che la legalizzazione della marijuana”.

Ma cosa prevede il ddl tanto discusso? Ecco i punti principali:

Sarà possibile la coltivazione della cannabis per uso personale. Un via libera che prevede la possibilità “a persone maggiorenni” della “coltivazione e detenzione personale di piante di cannabis di sesso femminile nel limite di cinque e del prodotto da esse ottenuto“.

Chiunque intenda coltivare cannabis ai sensi del periodo precedente invii, allegando la copia di un documento di identità valido, una comunicazione all’ufficio regionale dei monopoli di Stato territorialmente competente, recante l’indicazione dei propri dati anagrafici e del luogo in cui intende effettuare la coltivazione”.

Detenzione e consumo: verrà consentita, ma solo ai maggiorenni, la detenzione di 5 grammi di cannabis (15 grammi potranno tuttavia essere detenuti in casa). Relativamente al consumo, la legge vieta di fumare prodotti derivati dalla cannabis “negli spazi pubblici o aperti al pubblico e nei luoghi di lavoro pubblici e privati“.

Vendita: lo spaccio resta un reato, è però consentita la commercializzazione della cannabis all’interno di un regime di monopolio statale per la coltivazione delle piante, preparazione e vendita al dettaglio. In pratica lo Stato potrà autorizzare soggetti privati, che si possono riunire in associazioni, i cannabis social club, a coltivare la marijuana e venderla in locali dedicati, sul modello di quanto avviene nei coffee shops europei.

Via libera all’uso curativo: “È consentita la detenzione personale di cannabis e dei prodotti da essa derivati in quantità maggiori di quelle previste […], previa prescrizione medica e comunque nel limite quantitativo massimo indicato nella prescrizione medesima“. Il medico deve indicare “dose prescritta, posologia e patologia per cui è prescritta la terapia a base di delta-9-tetraidrocannabinolo (Thc)”.

Il monopolio di Stato, assume nome “dei tabacchi e della cannabis e dei prodotti da essa derivati“. Il ministero dell’Economia stabilirà “livello delle accise, il livello dell’aggio per la vendita al dettaglio, nonché il prezzo di vendita al pubblico”, sempre in capo al Mef le competenze per “la vendita al dettaglio della cannabis e dei suoi derivati, determinando la tipologia degli esercizi autorizzati e la loro distribuzione nel territorio“.

Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, disciplina invece “le modalità e i criteri di individuazione delle superfici agricole utilizzabili per la coltivazione della cannabis soggetta al monopolio di Stato, avendo riguardo all’esigenza di privilegiare aree economicamente depresse e, in ogni caso, escludendo la sostituzione di colture destinate all’alimentazione umana o animale“. I proventi ricavati dall’attuazione delle nuove norme “sono destinati al Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga“.

No alla pubblicità:È vietata la propaganda pubblicitaria, diretta o indiretta, della cannabis e dei prodotti da essa derivati. In caso di violazione al responsabile si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 5.000 a euro 25.000. Non costituiscono propaganda le opere dell’ingegno non destinate alla pubblicità“.

Al dibattito odierno potrebbe seguire un nuovo passaggio in commissione. Si entrerà nel vivo della questione, molto probabilmente con una lunga battaglia, nel mese di settembre.

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