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Attentato di Nizza, due settimane dopo la strage ora è caccia ai “lupi solitari”

Intensificate le misure di sicurezza nei luoghi ritenuti più sensibili anche dopo i tragici fatti di Rouen

Nizza. Fiori e peluche, lacrime e dolore. Nizza baciata dal sole, ma ancora scossa per la strage di due settimane con l’uccisione di 84 persone, di cui sei italiane sulla Promenade des Anglais. E’ morto anche l’attentatore  Mohamed Lahouaiej Bouhlel, ma ci sono altre persone collegate a lui che potrebbero essere utili agli investigatori per ricostruire i “possibili” affiliati al Califfato.

Ma va anche precisato come detto dal ministro dell’Interno francese Bernard Cazeneuve, che “lo stragista non si era distinto negli ultimi anni per un’adesione all’ideologia islamista radicale ma sembra che si sia radicalizzato molto rapidamente”. “Non si era distinto” ed è vero anche questo perché a Nizza le testimonianze raccolte anche a due settimane di distanza dal sangue, lo confermano: “Puzzava di alcol, “si radeva”, e poi anche “tagliuzzava i peluche dei bambini”. E ancora: “era stato denunciato dalla moglie per violenza”. Dunque un matto aggressivo più che un fanatico religioso.

A L’Express il dottor Hamouda, che l’aveva curato d’adolescente, in Tunisia, ha dichiarato apertamente che “soffriva di alterazione della percezione della realtà, quindi di un principio di psicosi”. Alla tv Bfm il padre stesso aveva raccontato delle “crisi” di cui soffriva. Ma al di là di “Momo” a Nizza e dintorni potrebbe essere ancora attiva una cellula terroristica islamica oppure altri “lupi solitari” pronti ad entrare in azione. Ecco perché anche oggi a Nizza e nel resto della Costa Azzurra è facile incontrare agenti armati fino ai denti che guardano a vista zone e aree più sensibili. E ora nel mirino sono finite anche le chiese dopo lo choc di Rouen.

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