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A 73 anni dalla caduta del regime fascista, ricordiamo Mario Mascia, partigiano e insegnante sanremese

Il suo apporto fu determinante per la causa della Resistenza matuziana

Sanremo. Settantatré anni fa cadeva il regime fascista: era il 25 luglio del 1943. Quel giorno, durante la seduta del Gran Consiglio del Fascismo, venne decisa l’estromissione di Benito Mussolini dal governo del Regno d’Italia. Decisione che si concretizzò con l’ordine del re Vittorio Emanuele III di Savoia di far arrestare il Duce e affidare il governo al maresciallo Pietro Badoglio.

Una ricorrenza, quella di oggi, che cade due giorni dopo il  56° anniversario della scomparsa del partigiano e insegnante sanremese di origine napoletana Mario Mascia. Per questo, lo storico Andrea Gandolfo ci ha inviato un racconto della vita del partigiano, per ricordare l’apporto determinante da lui fornito alla causa della Resistenza matuziana.

Di seguito il testo:

Mario Mascia nacque a Napoli nel quartiere di Ponticelli (allora Comune autonomo) il 16 dicembre 1900 da Giovanni e Giulia Ariola. Iscrittosi al Partito socialista italiano nel 1919, a causa della sua opposizione al fascismo, fu costretto a emigrare in America nel 1924 subito dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza. Negli Stati Uniti si iscrisse al Partito socialista americano diventando responsabile della sezione per gli immigrati italiani e partecipando attivamente alla campagna per la liberazione dei due anarchici Sacco e Vanzetti.

Negli anni americani collaborò inoltre, insieme al socialista libertario Carlo Tresca, che era immigrato negli Usa nel 1904 e sarebbe stato poi assassinato dalla mafia italo-americana a New York nel 1943, al giornale «Il martello» (The hammer). Nonostante le sue precarie condizioni economiche (per mantenersi fu infatti costretto ad adattarsi a svolgere anche lavori umilissimi), riuscì a conseguire in America la laurea in lingua e letteratura inglese. Ritornato in Italia verso la fine del ’34, cominciò a insegnare presso l’Istituto Tecnico Commerciale per ragionieri di Sanremo, di cui sarebbe divenuto preside nel 1957.

Ma anche in questo nuovo incarico non mancarono dissidi con il regime, che nel 1942, in seguito ad un’ispezione, ne dispose la sospensione perché non insegnava l’inglese «con spirito fascista». Reintegrato nell’insegnamento dopo la caduta di Mussolini nel luglio del ’43, costituì a Sanremo, insieme ad alcuni militanti antifascisti locali, tra cui Edmondo Pignotti e il fratello Emilio, un comitato interpartitico antifascista, che si sarebbe però concretizzato però soltanto dopo l’8 settembre con la costituzione di un Comitato di Azione tra varie formazioni politiche al fine di organizzare democraticamente la lotta contro il fascismo, che avrebbe tuttavia assunto una forma profondamente diversa e imprevedibile all’indomani dell’annuncio dell’armistizio con gli Alleati.
Verso la metà di luglio del ’44 assunse la segreteria del CLN di San Martino in rappresentanza del Partito socialista italiano di unità proletaria, di cui fondò anche la prima Sezione cittadina nel successivo mese di agosto, insieme al fratello Emilio e avvalendosi della collaborazione di Edmondo Pignotti, Mario Benza e dei giovani Rolando Bertino e Giovanni Lombardi. Il 1° ottobre 1944 promosse poi la fondazione della sezione matuziana del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del CLN, che curò anche la pubblicazione di un proprio organo di stampa, «La Riscossa».

Nella riunione del CLN di Sanremo del 29 ottobre 1944 venne quindi nominato segretario del Comitato con funzioni di cassiere. A partire dal 1° febbraio 1945 cominciò anche a collaborare con l’organo ufficiale del CLN matuziano «La Voce della Democrazia». Il 9 febbraio del ’45 partecipò all’importante riunione operativa tenutasi a Beusi nell’entroterra di Taggia, insieme ai rappresentanti del Corpo Volontari della Libertà, del Comando Alleato e del CLN Provinciale di Imperia, nel corso della quale venne concessa al CLN sanremese l’autonomia assoluta, nonché la piena giurisdizione su tutto il circondario compreso tra Ventimiglia e Santo Stefano al Mare e il relativo entroterra, che in realtà esso già esercitava data la difficoltà del CLN provinciale di Imperia di svolgere un’effettiva azione di guida e controllo sulla parte occidentale della provincia.

Nell’ambito della riorganizzazione del CLN matuziano effettuata il 1° gennaio 1945, assunse anche le funzioni di segretario degli affari generali e responsabile di assistenza e stampa. Il 27 aprile 1945, due giorni dopo la Liberazione, entrò a far parte della Giunta provvisoria di governo in rappresentanza del Psiup, in attesa della nomina della prima Giunta della Sanremo liberata da parte del CLN. Nel dopoguerra riprese l’attività politica e fu candidato alla Camera dei deputati nelle elezioni del 1953 durante la storica campagna elettorale contro la cosiddetta “legge truffa”. Morì a Sanremo il 23 luglio 1960.

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