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Genitori separati: è da versare ancora l’assegno per il mantenimento dei figli seppur maggiorenni?

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Buongiorno,

io e mia moglie due anni fa ci siamo separati perché ho avuto una relazione extraconiugale.

Ovviamente e giustamente la separazione é stata a me addebitata e il Giudice ha disposto il versamento di un assegno sia per la mia ex moglie che per i miei due figli maggiorenni, ad oggi di  20 e 24 anni, che non lavorano o studiano.

Anche la casa, di mia proprietà, é stata affidata a loro e io, vista la situazione anche economica di mia moglie, non ho avuto nulla da ridire, andando a vivere in affitto.

Recentemente sono venuto a sapere che i miei figli, vista anche la situazione lavorativa che viviamo attualmente, si sono permessi di rifiutare offerte di lavoro, alcune anche particolarmente buone.

La ragione di tali rifiuti sono dovute a futili motivi, dato che gli stessi preferiscono girovagare con amici, senza ricercare un’occupazione e contribuire al bilancio familiare.

Visto che i miei figli sono volontariamente nullafacenti e non intendono studiare, posso chiedere ora la modifica delle condizioni della separazione, ottenendo di non versare più nulla oltre alla restituzione della casa?

Grazie 

 

Gentile signore,

la questione che mi propone é piuttosto comune nei casi di separazione con figli.

Al fine di fornire una risposta al suo quesito, occorrerà fare un breve cenno in tema di separazione personale dei coniugi, disciplinata dall’art. 150 e ss c.c., per poi proseguire analizzando la fattispecie concreta.

Va detto che l’art. 150 e ss c.c. ammette la separazione personale tra i coniugi e fa una distinzione al comma 2 tra separazione consensuale e giudiziale.

In particolare, riguardo alla separazione giudiziale, i presupposti per chiederla sono indicati all’art.151 c.c. , il quale prevede che “ la separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole”.

Il comma 2 prevede anche che “ il giudice, pronunciando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio”.

Il codice civile presta, poi, molta attenzione anche agli effetti della separazione, avendo un “occhio di riguardo” per i figli e per il coniuge a cui non può essere addebitata la separazione.

Più concretamente e principalmente riguardo ai figli, é l’art. 337 sexies c.c., introdotto a seguito delle modifiche apportate con d.lgs 154/2013, a stabilire che l’assegnazione della casa familiare deve avvenire tenendo particolarmente in considerazione l’interesse dei figli, siano essi minorenni o maggiorenni non indipendenti economicamente.

L’assegnazione della casa non va, quindi, intesa come strumento assistenziale esclusivo del coniuge debole economicamente, ma va visto, in presenza di figli, come strumento idoneo a tutelare questi ultimi, consentendogli di vivere nell’ambiente familiare in cui sono cresciuti, con il solo limite per i figli maggiorenni, che essi non siano indipendenti economicamente.

Va detto anche che, se come si evince dalla normativa, il raggiungimento della maggiore età dei figli non rappresenta lo spartiacque per l’obbligo dei genitori di contribuire al loro mantenimento, lo stesso non può certo essere protratto all’infinito, essendo soggetto al parametro generale del raggiungimento di un’autosufficienza economica, tale da provvedere autonomamente alle proprie esigenze di vita.

Sul punto la giurisprudenza ha più volte definito i limiti del concetto di indipendenza del figlio maggiorenne, statuendo che non qualsiasi impiego o reddito (come il lavoro precario, ad esempio) fa venir meno l’obbligo del mantenimento (in tal senso Cass. n. 18/2011), sebbene non sia necessario un lavoro stabile, essendo sufficienti un reddito o il possesso di un patrimonio tali da garantire un’autosufficienza economica (in tal senso Cass. n. 27377/2013).

Partendo da questo orientamento, é fuor di dubbio che, affinché venga meno l’obbligo del mantenimento, lo status di indipendenza economica del figlio può considerarsi raggiunto in presenza di un impiego tale da consentirgli un reddito corrispondente alla sua professionalità e un’appropriata collocazione nel contesto economico-sociale di riferimento, adeguata alle sue attitudini ed aspirazioni (in tal senso v. Cass. n. 4765/2002; n. 21773/2008; n. 14123/2011; n. 1773/2012).

La situazione non muta anche se il figlio maggiorenne intende studiare, atteso che dalla giurisprudenza un percorso di studi viene visto come percorso atto al raggiungimento di una migliore posizione e/o carriera nella vita (in tal senso Cass. n. 1779/2013).

Veniamo ora al suo caso concreto.

Lei lamenta il fatto che i suoi due figli nulla facciano, al fine di trovare un lavoro o studiare, e preferiscano di gran lunga passare le loro giornate con amici, disattendendo altresì i doveri che avrebbero ex art. 315-bis c.c..

In altri termini, l’articolo in questione, intitolato “diritti e doveri dei figli”, dopo aver elencato tutti i diritti che i figli possono vantare nei confronti dei genitori, al comma 4, prevede, altresì che che questi “debbano rispettare i genitori e contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia, finché vi convivono”.

Nel caso concreto i suoi figli, attualmente, né studiano né lavorano, quindi non possono provvedere a contribuire alle esigenze della famiglia.

Ciò, però, da quanto mi ha esposto, avviene  per loro scelta, senza che possa essere addotta, come giustificazione, una causa di forza maggiore incolpevole.

A mio avviso, potrebbero esserci fondati i motivi per richiedere, davanti ad un giudice, l’esonero dalla corresponsione dell’assegno, laddove, venisse provato che i suoi figli, posti in concreto nelle condizioni di raggiungere l’autonomia economica abbiano opposto rifiuto ingiustificato alle opportunità di lavoro offerte (in tal senso Cass. n. 4765/2002; n. 1830/2011; n. 7970/2013), ovvero abbiano mostrato una colpevole inerzia.

Tali circostanze concrete dovranno essere, comunque, opportunamente da Lei provate.

Ove ciò avvenga, sarà del tutto esonerato dall’obbligo di mantenimento, salvo casi particolari in cui dovrà al più corrispondere un contributo di natura prettamente alimentare, anche se in oggi questo non é il suo caso ( mi riferisco alla situazione di figli maggiorenni che già autonomi perdano il lavoro).

Venendo, in ultimo, ad analizzare la parte relativa all’abitazione, rilevo che, tecnicamente, quanto detto in merito al mantenimento dei suoi due figli, ben potrebbe avere estensione anche riguardo all’assegnazione della casa.

Occorre, tuttavia, dire che é anche la sua ex moglie ad essere assegnataria dell’abitazione e, in oggi, come da lei affermato, versa in condizioni economiche precarie.

E’ possibile, pertanto, che il giudice, valutate tutte le questioni sottese, provveda ad accogliere la sua richiesta in merito ai suoi figli ma, svolgendo un apprezzamento complessivo della situazione, confermi il diritto abitativo al suo ex coniuge, integrando l’assegno di mantenimento che già Lei versa.

Spero di esserLe stato di aiuto.

Cordiali saluti.

 

Abogado Fonte Luca

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