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Agnesi, a 48 ore dal vertice con Colussi resta da sciogliere anche il nodo dell’indotto foto

Esuberi, buoni uscita, prepensionamenti e trasferimenti sono gli altri argomenti da discutere con l'azienda martedì

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Imperia. Tra sei mesi lo stabilimento di via Schiva chiuderà i battenti. Sulle spine non vi sono solo i 103 dipendenti che hanno appena ricevuto il piano industriale, attraverso i delegati sindacali, con l’ipotesi di trasferimento in altre sedi del gruppo Colussi.

Resta da sciogliere anche il nodo delle imprese dell’indotto e dei loro dipendenti. Si tratta di aziende che operano quasi esclusivamente per l’Agnesi di Imperia. Si parla di una settantina di addetti i quali non sono coinvolti in alcun piano di salvezza descritto nelle oltre trenta pagine che i vertici Colussi hanno consegnato il 23 giugno scorso durante il faccia a faccia di Bologna.

Un tema “caldo” pure quello che al momento i sindacati non hanno ancora affrontato, ma che potrebbe essere argomento di discussione dopodomani quando si terrà il secondo tavolo con l’azienda, questa volta a Imperia. Domani intanto riapre lo stabilimento dopo la pausa di San Giovanni.

agnesi

“La nostra volontà non è certamente quella di rompere le trattative con Colussi – dice Gigi Lazzari, delegato Rsu – ma cercare di salvare il salvabile. ce la metteremo tutta”.  Colussi ipotizza di reimpiegare un numero ridotto rispetto ai 103 dipendenti del pastificio. Anche in quel caso ci sarebbero almeno una dozzina di lavoratori in esubero che non possono essere neppure accompagnati alla pensione. Per l’azienda, sarebbero una ventina, ma, secondo i sindacati, non più di tre avrebbero l’anzianità necessaria per potervi accedere. Gli altri maturerebbero l’anzianità soltanto fra cinque o sei anni.

In vista dell’incontro di martedì lavoratori e sindacati stanno analizzando il quadro dei possibili reimpieghi di personale. Ma si lavora anche su un altro aspetto:  “Cercheremo di ottenere garanzie concrete circa il pagamento di un’adeguata buona uscita per i lavoratori. Tanto per quelli che andranno verso la pensione, quanto per coloro che, invece, non accetteranno le offerte di ricollocazione”, dicono gli stessi dipendenti. Tutto questo tenendo presente, che, nel recente passato, ai 28 dipendenti del mulino era stato promesso un bonus di seimila euro ciascuno, ma, a quanto sembra, ben pochi di loro hanno ricevuto qualcosa.

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