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Numa racconta “Promised Land”, un inno alla comunione dei popoli foto

Ascolteremo la splendida voce di Numa sul palco dell'Ariston? Ancora non si sa. Nel caso fosse, comunque, preparate i fazzoletti: "Piangerei come una bambina dall'emozione e avrei bisogno di tutti i fazzoletti del mondo"

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Sanremo. Dobbiamo cercare la terra promessa dentro di noi, nei nostri pensieri e nel nostro cuore, insieme alla pace”. Emanuela Palmer, in arte Numa, racconta il successo di “Promised land” a Riviera24.
Bella, dolce e soprattutto brava, la cantante romana, moglie del musicista Phil Palmer, ci ha concesso un’intervista esclusiva dopo la sua apparizione all’evento “The look of the year”, svoltosi a Sanremo lo scorso sabato, 5 settembre.
“Promised land”, l’ultima canzone da lei interpretata, scritta da Phil Palmer e Paul Bliss, è un vero e proprio inno alla comunione tra i popoli. Un brano “impegnato” che parla di un dramma che oggi, più che mai, è sotto gli occhi di tutti ed, in particolare, di chi vive al confine tra Italia e Francia: l’immigrazione, il viaggio di interi popoli verso una nuova terra, una terra migliore, una terra promessa.
“Tratta di un argomento vero e per questo va toccato con delicatezza”, dice Numa, “Le opinioni sull’argomento sono discordanti”, ma “Promise land” va oltre il discorso egocentrico del “questa è casa mia e qui comando io”; supera le parole e le promesse dei tanti politici europei. “Il brano racconta il dramma, il motivo per cui i popoli, tutti i popoli, anche quelli del passato, hanno lasciato le loro case, le loro famiglie, per cercare una terra promessa, ovvero un posto dove si ritiene di stare meglio perché nelle loro terre d’origine c’è l’inferno”.
Una realtà che esiste e sussiste dalla notte dei tempi, come ricorda Numa: “Il mondo è stato invaso. Da sempre. Questa è una dinamica che l’umanità si porta con sé da quando esiste”.
Allora perché raccontarla ora, in una canzone? “Volevo parlare di quello che spinge queste persone a lasciare tutto in cerca di un nuovo inizio, in cerca della libertà e dell’uguaglianza. Un popolo, quando viaggia, porta con sé la propria cultura, ma anche i propri pregiudizi. I propri sogni, ma anche i problemi”. Continua Numa: “Con questa canzone vorrei aiutare le persone a ricordarsi che l’essere umano è migrante di sua natura. Molti italiani sono andati in Germania, in America, hanno dovuto lasciare le loro famiglie, spostarsi in cerca di una terra promessa. Volevo solo incoraggiare le persone ad aprire almeno il loro cuore e cercare di immedesimarsi in quello che accade ad un popolo quando si deve sdradicare dalla propria terra”.
Un messaggio profondo e duplice, quello lanciato da Numa, che oltre a cercare di instillare l’empatia e la comprensione fra gli uomini, svela una verità profonda e difficile: “Non è semplice spiegarlo”, racconta, “Perché l’uomo cerca la terra promessa, ma forse questa è solo un’illusione. Quando abbiamo l’inferno nel cuore, lo portiamo con noi, ovunque andiamo. Dobbiamo cercare la terra promessa dentro di noi, nei nostri pensieri e nel nostro cuore, insieme alla pace”.
Suscitare empatia tra i cuori: questo lo scopo di “Promised land”. Questo il fine di un brano impegnato per un’artista che crede nella responsabilità del proprio lavoro. “La musica può fare tanto, perché la musica crea vibrazioni interiori, grandi emozioni, crea emotività e, quando la si ascolta, in quel momento si abbassano le barriere del colore della pelle, delle idee politiche, di ogni cosa. La musica, se lo vuoi, può essere usata per creare solidarietà. Io la uso per avvicinare i cuori e per creare, almeno, questo tipo di comunione”.
Un’artista impegnata, Numa, che tiene a sottolineare il grande potere della musica.
“La musica è sia ricreazione, momento di gioia e leggerezza, che responsabilità. Entra nelle bocche, nelle teste e nelle case di milioni di persone: per questo è necessario stare molto attenti al messaggio che si vuole lanciare. E’ una grande opportunità che si riceve quella di poter raggiungere tante persone insieme. Un’opportunità per la quale bisogna sempre avere molta gratitudine. Un artista ha la possibilità di esprimere emozioni, pensieri, opinioni ed entrare nella vita delle persone, influenzandole anche. Per questo è un lavoro molto serio: quando si entra nel privato della gente, lo si fa in punta di piedi, con grande sensibilità”.
“Nella vita l’unica cosa che conta è fare del bene, non c’è altro da fare su questa terra. Noi dobbiamo vivere per fare del bene, nel nostro piccolo e nel nostro grande, come possiamo. Perché tanto l’unica cosa che rimarrà sarà solo questo: i nostri gioielli, le nostre case, i nostri beni non resteranno”.
L’artista, che il 13 settembre sarà a Taormina per la finale mondiale di The look of the year, anticipa che, a breve, uscirà la versione con testo italiano di “Promised land”: “E’ un regalo di Renato (Zero, N.d.r.). Nella nostra lingua viene messo ancora di più l’accento sull’essenza di quello che è l’essere umano”. Il brano, infatti, si intitolerà “Noi siamo amore”.
Prima di lasciare Numa, le chiediamo ancora: “Ti piacerebbe esibirti al Festival di Sanremo”.
A questa domanda, l’artista che ha vinto premi a livello internazionale, torna bambina: “Al Festival? Sarebbe un sogno che si avvera. Se mi invitano andrò sicuramente. Amo il Festival di Sanremo da quando sono bambina e, nonostante tutte le cose che dicono, tutte le critiche, io sono cresciuta con l’amore per il Festival e, ancora oggi, lo seguo e mi commuovo. Cantare al Festival è il sogno di tutta la mia vita. So che nel mondo ci sono anche eventi più importanti, ma io sono italiana, ho il cuore italiano e quindi, per il grande attaccamento alla mia patria, sogno di cantare a Sanremo, al festival della mia Italia: questa, per me, è la cosa più grande del mondo”.
Ascolteremo la splendida voce di Numa sul palco dell’Ariston? Ancora non si sa. Nel caso fosse, comunque, preparate i fazzoletti: “Piangerei come una bambina dall’emozione e avrei bisogno di tutti i fazzoletti del mondo”.

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