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Commissione d’accesso a Diano Marina, fine dell’ispezione ora si attende il verdetto foto

Il sindaco Chiappori: "Tranquillo da aprile, dal giorno che ho incontrato i funzionari"

Diano Marina. Dopo sei mesi di ispezione lascia il Comune di Diano Marina la commissione d’accesso arrivata su delega del Viminale per sospette infiltrazioni da parte della ’ndrangheta calabrese.

Della commissione d’accesso che, ad onor del vero non si vede già da qualche giorno, facevano parte Paolo D’Attilio, vice prefetto vicario della prefettura di Genova, il viceprefetto aggiunto di Torino Barbara Buffa e Flavia Pellegrino, dirigente in servizio nella prefettura di Cuneo.

“Il lavoro, dopo una proroga di altri tre mesi – dice serenamente il sindaco Giacomo Chiappori – si è concluso. Hanno acquisito documenti relativi al personale, al commercio, all’urbanistica e all’edilizia. Fin dal primo giorno del loro arrivo in Comune – sottolinea il primo cittadino – sono sempre stato tranquillo. Da quando amministro col resto della giunta questa città ho sempre lavorato con serietà e senza farmi influenzare come potrebbe pensare qualcuno. Ho incontrato i commissari più di una volta, ma non mi hai mai interrogato – tiene a precisarlo  Chiappori - Ci siamo messi subito a disposizione per consegnare atti e fornire tutte le delucidazioni del caso. Inoltre avevo anche incontrato il prefetto per mettermi a disposizione dell’ufficio del governo imperiese convinto dell’assoluta bontà della mia vita amministrativa”.

Ora la parola passa al prefetto quindi al ministero dell’Interno. Una decisione “punitiva” o un’archiviazione della vicenda è attesa nei primi mesi del 2016 ma che potrebbe portare anche la giunta alla sua scadenza naturale.  

Diano Marina, retta da un sindaco della Lega Nord alla guida di una giunta di lista civica, è il terzo comune dell’imperiese che rischia lo scioglimento come già avvenuto per Bordighera nel 2011 e per Ventimiglia nel 2012.  “Ma sono certo che qui non si scioglierà nulla – afferma Chiappori – Un po’ come a Roma dove Gabrielli non ha deciso nulla. E nella Capitale, credo, i fatti forse erano di ben altra portata”.

Era stata la relazione dell’allora prefetto di Imperia Fiamma Spena, oggi a capo della prefettura di Genova, a far decidere il ministero ad inviare la commissione d’accesso. Nella relazione, che risale al 2014 e che allora venne secretata, il prefetto parla di “elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata calabrese” e di “forme di condizionamento degli amministratori stessi, che compromettono la libera determinazione degli organi elettivi”. 

 

 

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