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Nuova politica delle alleanze e svolta a sinistra del PD: presentata la mozione Marino a Sanremo
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Valentina Ventura
Gianni Oggiana: “Come sapete in questi gironi si svolgono le assemblee di circolo del PD, in vista delle primarie di ottobre. Una fase precedente che serve ad eleggere quegli organismi prettamente politici che andranno alle primarie per l'elezione del segretario regionale e nazionale Le tre mozioni sono quelle di Bersani, Franceschini e Marino. Ignazio Marino, chirurgo prestato alla politica, che prima non mai ha avuto esperienze, ha sorpreso tutti candidandosi con una mozione di rottura rispetto ai due schieramenti che fanno capo alle altre due fazioni di partito. Di rottura perchè la mozione Marino vuole fare chiarezza nella linea del partito e nel funzionamento, proponendo una linea più chiara del partito e puntando su certi argomenti quali: l'ambiente, lo snellimento delle procedure e una resa maggiore di trasparenza del funzionamento di certi organismi e rinnovamento della classe dirigente.
Franco Bonello: “Siamo coordinatori in questa provincia della mozione Marino, politico che prima era molto presente sui mass media con dei valori riconosciuti per battaglie sui diritti civili e via dicendo; ma che dopo essersi candidato alla guida del PD, praticamente e’ stato oscurato dai mass media: sia nei resoconti giornalisti che nelle trasmissioni televisive, come se il congresso fossa stato fatto per scegliere tra Franceschini e Bersani. La mozione Marino e’ un’opportunita’ per questo partito che riprende un suo percorso, dopo le elezioni europee e politiche dell’anno scorso per affermarsi nella societa’ italiana. Una volta c’erano due fazioni che obbligavano i militanti a schierarsi per l'uno o per l’altro, limitando il confronto di idee. Siamo impegnati a costruire un partito aperto e veramente democratico, un partito che non e’ proprieta’ di qualcuno, ma di tutti.. l’impegno e’ di costruire le condizioni perche’ questo partito possa diventare davvero partecipato, dove non ci sono i ‘cacicchi’ che in passato in qualche misura avevano caratterizzato un sistema politico, ma un partito adeguato alla societa’ e alla sua evoluzione, che si apra alle idee nuove. Riteniamo che questo partito debba presentarsi alle persone in modo molto chiaro e riconoscibile rispetto alle scelte che un partito deve fare. Deve dire si’ o no, su tutti i temi: politici, etici ed economici. Non un partito con posizioni differenti espresse da onorevoli dirigenti. Un esempio: ci deve essere accoglienza verso chi fa i viaggi della speranza, non un atteggiamento condizionato da concezioni xenofobe nei confronti dell’immigrazione. Un partito su questo tema deve esprimersi in modo chiaro anche cercando di educare.
Giovanna Baldassarre: “Le tre mozioni sono molte lunghe e difficili da leggere e io ho cercato di sintetizzarle. Il Partito Democratico deve essere visto come vero leader dell’opposizione. Dobbiamo fare chiarezza su alcuni temi fondamentali: la sinistra, lo sviluppo della ricerca e un 'no' secco al nucleare; in ultimo la chiarezza sulla modifica della legge elettorale. Tornare al collegio uninominale, con il voto alla persona e non alla lista e, poi,, maggiore democratizzazione all'interno del partito. Le cariche non vanno disegnate dalla segreteria, ma dalle primarie. E poi, le 'doparie', elezioni da parte dei tesserati che devono giudicare sul come si e' comportato l'eletto. C'e' anche la riforma della Rai per cambiare le regole del servizio pubblico e la riforma della sanita', con la difesa del servizio sanitario nazionale (anche il candidato regionale alla segreteria, Ermanno Pasero, ndr). Occorre introdurre un’autority indipendente per evitare sprechi di risorse. I direttori generali non devono piu’ essere designati da forze politiche, ma bisogna istituire un albo. Va anche riformato il meccanismo di nomina dei primari ospedalieri, trasformando in versione europea la trasformazione voluta da Barack Obama. C'e', dunque, la legge delle tre 'T': come talento, tecnologia e tolleranza. Altro elemento rivoluzionario: la politica va concepita non come professione ma impegno temporaneo. Bisogna abolire le deroghe che permettono a un eletto di ripresentarsi dopo due mandati. Il politico deve essere di passione, non di calcolo”.
Pietro Mannoni: “Il PD e’ un'esperienza politica che nasce due anni fa e che attraverso questo congresso, con la mozione Marino, puo’ avere un significato chiaro, diventando comprensibile agli occhi dell’elettore e di chi guarda dall’esterno. Punti chiari sui diritti civili perche’ uomini e donne possano disporre della loro vita nei momenti piu’delicati. Altra cosa fondamentale è la visione di un partito, non di gruppi di dirigenti che rimangono quarant'anni. Quest'ultimi vanno vagliati attraverso le primarie, valutando cio' che fanno, utilizzando il referendum interno per scegliere intendimenti su questioni fondamentali del partito, oltre che sulla scelta dei dirigenti”.
Roberto Rum: “La storia politica dal '94 ad oggi, con la fine della Prima Repubblica e’ segnata da un elemento essenziale: le elezioni politiche vengono vinte da chi meglio mobilita i propri elettori. Nel centrodestra usano la parola sicurezza come panacea di tutti i mali, ma poi non danno mezzi e strumenti per mettere in piedi l’operazione. L'elettorato di centrosinistra coltiva, anche se in termini diversi, la stessa parola “sicurezza”. Marino, invece, si riempe la bocca di un altro termine, che è quello del diritto: diritti sul luogo di lavoro, diritti del cittadino e via dicendo. Proponiamo, poi, l'istituzione del referendum europeo, a cominciare dal nucleare”.
Giovanni Trucco: “L’obiettivo che si deve porre la sinistra e il centrosinistra e’ il congresso del PD ovvero costruire un'alternativa in grado di battere il centrodestra che questo Paese ha dimostrato di non tollerare più. Le risposte che i vari soggetti in campo hanno dato in questi due anni nella sinistra sono state inefficaci e sono falliti dei progetti. Il congresso che andremo a fare significa ripartire con un nuovo progetto di centrosinistra che sulla politica delle alleanze, perché bisogna mettere in campo tutto il possibile per battere Berlusconi. Marino vuole ribaltare il tipo di partito: non vogliamo più un partito di correnti. Dobbiamo arrivare al congresso con un partito con una chiara linea politica, la conseguenza di un confronto serio, senza ni, ma con dei sì e dei no. Non sempre gli schieramenti devono essere obbligati dall’appartenenza a una corrente… una volta posso essere d’accordo con uno e una volta con l’altro. Bisogna saper interpretare il confronto in maniera dinamica con conseguenze a livello locale. Abbiamo la presunzione di fare proposte di rinnovamento della classe politica, proponendo campagne di giovane che possano assurgere a ruoli dirigenti”.
di Fabrizio Tenerelli
10/09/2009
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