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Sabato 04 Febbraio 2012 | Ultimo aggiornamento 15:31

Lettera a Riviera 24

L’Assessore alle Attività e Servizi Educativi Fossati sulle classi di inserimento per immigrati




Imperia - "Spero che un tema così delicato e decisivo per la qualità del nostro sistema educativo non venga trattato dai demagoghi di professione con ricorso agli usuali preconcetti ideologici ed a categorie culturali e storiche ormai superate"

Giuseppe Fossati

Nella qualità di Assessore alle Attività Educative del Comune di Imperia, in riferimento al dibattito sollevato dalla mozione approvata dalla Camera dei Deputati  sulle c.d. “classi per immigrati”, ritengo opportuno intervenire per esporre il mio punto di vista, anche alla luce della esperienza maturata in relazione ai servizi erogati dal mio assessorato.
Come è noto, la problematica è particolarmente presente e sentita nella nostra città, nella quale, in alcune zone e presso alcuni plessi scolastici, la presenza di cittadini stranieri nella popolazione scolastica raggiunge percentuali molto elevate.
La circostanza è nota a tutti, così come è noto a tutti, al di là delle dichiarazioni più o meno “political correct” che si vogliano fare,  che tale situazione crei dei problemi:
a)per i docenti, che si trovano a dover gestire alunni che, in molti a casi, non parlano la lingua italiana,
b)per gli alunni italiani, che vedono inseriti nella propria classe bambini che, certamente senza nessuna colpa, hanno delle difficoltà oggettive a seguire le lezioni e, quindi, ne rallentano il corso
c)per gli stessi alunni stranieri, che spesso si trovano inseriti in un contesto scolastico nel quale si trovano spaesati, comprendendo poco o nulla di ciò che gli insegnanti dicono e, quindi, non hanno la possibilità di apprendere quanto insegnato secondo le loro potenzialità (certamente non inferiori agli alunni italiani).
In tale quadro, già dallo scorso anno scolastico il mio assessorato ha ritenuto proprio dovere mettere in campo le progettualità e gli strumenti a propria disposizione per ovviare, nel limite del possibile, alle problematiche sopra segnalate.
In via sperimentale, è stato pertanto sviluppato ed attuato nel Primo Circolo Didattico di Imperia (ossia quello di Porto Maurizio) e d’intesa con lo stesso, un progetto che prevedeva, dapprima solo nei plessi di Piazza Roma e Piazza Mameli e, successivamente, anche nel plesso di Caramagna,  la creazione di classi seguite da educatrici comunali, nella quali, durante le ore di lezione ordinaria, i docenti avessero la possibilità di inserire, per l’orario e per la durata da loro ritenuta opportuna, i bambini stranieri che avessero manifestato maggiori problemi di comprensione della lingua italiana.
Ciò al fine di aiutare tali bambini ad accelerare l’apprendimento della nostra lingua grazie ad un insegnamento intensivo mirato solo sulle loro esigenze e difficoltà, e, al contempo, consentire ai maestri di fare lezione agli altri alunni senza le problematiche legate alla presenza di soggetti che non comprendevano la nostra lingua.
Devo dire che i riscontri avuti da tale sperimentazione sono stati assolutamente positivi ed apprezzati, sia dai docenti, sia dai genitori, sia dai bambini stessi e nessuno ha mai pensato che potesse essere una iniziativa razzista o che si volessero creare dei ghetti.
Si è semplicemente trattato  di dare, o cercare di dare, una risposta ad un problema che c’è e và risolto senza cedere a discorsi o politiche demagogiche.
Il razzismo infatti non centra nulla, si tratta solo di aiutare la crescita educativa dei nostri figli e dei figli di coloro che, provenienti da altri paesi per le ragioni più disparate, hanno scelto di vivere nella nostra città.
Francamente, alla luce di tale esperienza, non mi pare che la mozione approvata dalla Camera sia poi così improponibile, in quanto, mi pare di capire, si tratterebbe di istituzionalizzare classi di inserimento analoghe a quelle proposte nella sperimentazione che ho sopra descritto.
Indubbiamente, è una proposta che merita approfondimento, in quanto, a mio avviso, sarebbe opportuno che dette classi di inserimento, come nella nostra esperienza, non fossero didatticamente un corpo a se stante, ma il ragazzo o bambino fosse inserito in una classe ordinaria e frequentasse la “classe di inserimento” solo per le ore e la durata che i suoi docenti “ordinari” riterranno di individuare.
Certo è che spero che un tema così delicato e decisivo per la qualità del nostro sistema educativo non venga trattato dai demagoghi di professione con ricorso agli usuali preconcetti ideologici ed a categorie culturali e storiche ormai superate.

di Avv. Giuseppe Fossati

16/10/2008

Giuseppe Fossati



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